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Borse Giappone, Usa, Europa, Italia 2014: previsioni positive, poi crollo Gennaio-Febbraio. E ora?

Gli economisti avevano previsto per il 2014 un anno di rialzo per tutto ma le previsioni sembra siano state disattese: i motivi del crollo della fiducia di questi primi mesi del nuovo anno



Se fino a qualche tempo fa analisti ed esperti di economia erano concordi nel ritenere che nel 2014 tutto sarebbe salito, dalla Borsa americana, a quelle Borse europee, al dollaro, al rendimento dei bond tedeschi decennali, a quello dei T bond americani, oggi la situazione sembra decisamente cambiata. Forse inaspettatamente in questi primi mesi del 2014 si è registrato un vero e proprio crollo, che ha colpito soprattutto i Paesi emergenti, fori di tempi passati floridissimi, ed ora tutto potrebbe cambiare.

Qualche settimana fa l’indice Ftse Mib a Milano ha raggiunto quota 20mila punti e conquistare un numero pieno come 20mila punti rappresenta sempre uno spartiacque per gli investitori tornare ai livelli del luglio 2011 vuol dire anche archiviare la crisi finanziaria che proprio nell'estate di quasi tre anni fa ha travolto l’Italia, mentre Wall Street e Francoforte, con i due indici di riferimento, l'S&P 500 e il Dax, erano sui massimi storici, al di sopra del top di quasi sette anni fa.

Sembrava che corsa al rialzo potesse continuare ma qualcosa ha cambiato nuovamente le carte in tavola. A pesare sull’inversione di tendenza delle Borse, innanzitutto i dati sui nuovi posti di lavoro in Usa: solo 74mila, dopo mesi in cui l'economia a stelle e strisce aveva viaggiato sugli oltre 200mila nuovi occupati e “Forse, ha detto Kenneth Rogoff, economista di Harvard – gli Stati Uniti non andranno incontro a quell'anno di solidità che tutti si aspettano”.

Ora gli occhi sono puntati sui dati preliminari dell'occupazione Usa, che saranno diffusi venerdì. Ha pesato però anche la svalutazione, in Argentina,  del peso nei confronti del dollaro: il cambio è passato in poche ore da 6,5 a 8 pesos per dollaro e, anche se non direttamente interessati, i mercati internazionali reagiscono con grande preoccupazione agli eventi di Buenos Aires.

Preoccupano anche il calo della produzione manifatturiera cinese, secondo colosso economico globale; la decisione della Banca Centrale turca di innalzare i tassi di interesse dal 7,75 al 12% per sostenere la moneta e contrastare l'inflazione, decisione presa in condizioni di emergenza, dopo l'ennesimo scivolone della lira turca sui mercati valutari; senza considerare poi il rischio deflazione dell’Eurozona e il crollo, a Tokyo, dell'indice Nikkei che martedì scorso ha perso oltre il 4% e in calo del 12% da inizio anno, dopo un +56% del 2013.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il