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Pensioni Governo Letta ultime notizie: la situazione aggiornata. Facciamo il punto

Qualcosa si muove nel mondo delle pensioni e forse ci saranno cambiamenti concreti solo se ci sarà rimpasto di governo. Le novità



Il possibile rimpasto di governo potrebbe portare Matteo Renzi a diventare nuovo premier e c’è chi preme perché questa ipotesi si realizzi, con una nuova legislatura che arrivi fino al 2018. C’è chi ritiene che bisognerà aspettare quel momento forse anche per vedere qualche cambiamento concreto nel mondo delle pensioni.

Mentre è stato rinviato alla prossima settimana l’esame da parte della Commissione Bilancio del disegno legge Ghizzoni-Marzana, già approvato in Commissione Istruzione della Camera, sui pensionandi di Quota 96, si fa sempre più allarmante la questione esodati, e necessitano di modifiche anche i lavoratori precoci e usuranti, per cui è allo studio la possibilità di uscita anticipata dal lavoro. L’ipotesi allo studio è sempre quella del prestito pensionistico proposta dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini.

Questo sistema prevede la possibilità di lasciare il lavoro qualche anno prima rispetto alla soglia fissata dalla legge Fornero dei 66 anni e accedere in maniera volontaria. Questa opzione vale per tutti i lavoratori del privato o coloro che sono in attesa di occupazione che hanno compiuto 62 anni.

Chi sceglierà di andare in pensione prima con il prestito pensionistico riceverà un vitalizio mensile pari a quello maturato con i contributi versati ma decurtato dal 10 al 15% e, una volta maturati i requisiti pensionistici richiesti dalle attuali norme, dovrà poi restituire il prestito pensionistico versando l’importo con una ritenuta sulla pensione mensile del 10%.  Il prestito erogato dal lavoratore sarebbe a carico dello Stato, dell'azienda e dello stesso lavoratore.

A sostenere l’ipotesi del prestito pensionistico Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro ai tempi dei governi Dini e Prodi, secondo cui la proposta va nella direzione giusta, e ritiene che la riforma Fornero vada modificata “perché la legge ha giustamente innalzato l'età anagrafica, ma lo ha fatto con una tempistica molto brusca e le norme hanno fatto emergere una questione grave come quella degli esodati.

La direzione di marcia va migliorata, d'altra parte la richiesta di intervenire a garanzia di una maggiore flessibilità arriva da più parti ed è connaturata alla natura stessa del sistema contributivo. Il meccanismo va corretto e ciò può essere fatto senza pregiudicare i contenuti della riforma stessa”.

Del resto, è stata la legge Fornero a creare il problema degli esodati e quello dei Quota 96, non tenendo conto di alcune norme specifica che regolano determinati comparti come quello della scuola. Intanto, l’Inps ha diffuso una nuova circolare che prevede la possibilità per i datori di lavoro di incentivare l’uscita dei lavoratori vicini alla pensione secondo le norme Fornero, estendendo a tutti la possibilità di andare in pensione anticipata rispetto all’attuale soglia di 66 anni, e non solo alle donne come annunciato qualche settimana sempre da una circolare Inps.

La scorsa circolare dell’Istituto di previdenza aveva quasi stoppato dal prossimo mese di marzo per le lavoratrici autonome e da settembre per le dipendenti nel pubblico e nel privato la possibilità di pensione anticipata prima dei 60 anni di età con assegno ridotto e 57 anni di età e 35 di contributi se dipendenti e 58 anni di età e 35 di contributi se autonome.

Le commissioni di Camera e Senato hanno chiesto di spostare al 2015 la scadenza dell’opzione per la pensione anticipata delle donne. Con la cosiddetta opzione contributivo, che implica la scelta del metodo di versamento contributivo, e quindi un assegno minore rispetto a quello che si sarebbe incassato con il sistema retributivo, le donne potrebbero lasciare anticipatamente il lavoro fino a fine del 2015.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il