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Pensioni donne e uomini Governo Letta: la situazione aggiornata. Facciamo il punto

Mentre c’è chi annuncia “Rimetteremo mani” alle nuove norme Fornero per eliminare l’ingiustizia dell’età pensionabile uguale fra uomini e donne, si attende la nuova proposta di legge per le pensioni di marzo. Cosa potrebbe davvero cambiare?



Matteo Renzi nuovo premier piace, non a tutti ma a molti, perché a detta di tanti, sarebbe in grado di rimettere in moto una macchina quasi ferma riprendendo le redini di una situazione che sta diventando sempre più difficile e riuscendo, probabilmente, ad affrontare e risolvere questioni spinose da tempo aperte, come quella delle pensioni.

Secondo Renzi, “La riforma va bene. Gli esodati sono un problema specifico”, ben sapendo che la questione esodati è stata creata da errori di formulazione della legge dell’ex ministro Fornero, ma ritiene comunque che il sistema pensionistico vada modificato non del tutto stravolto.

Renzi volere Guglielmo Epifani, che molti indicano, in un eventuale rimpasto di governo, come nuovo ministro del Lavoro, e che sull'innalzamento dell'età pensionabile per le donne, ha detto di non aver mai approvato  l'innalzamento stabilito dalla legge Fornero e, se ne avesse la possibilità, annuncia: “Rimetteremo mano alla situazione”, per risolvere quella situazione di ingiustizia creatasi equiparando l’età pensionabile fra uomini e donne.

In merito, una circolare Inps di qualche giorno fa prevede la possibilità per i datori di lavoro di incentivare l’uscita dei lavoratori vicini alla pensione secondo le norme Fornero, estendendo a tutti la possibilità di andare in pensione anticipata rispetto all’attuale soglia di 66 anni, e non solo alle donne come annunciato qualche settimana sempre da una circolare Inps.

La scorsa circolare dell’Istituto di previdenza aveva quasi stoppato dal prossimo mese di marzo per le lavoratrici autonome e da settembre per le dipendenti nel pubblico e nel privato la possibilità di pensione anticipata prima dei 60 anni di età con assegno ridotto e 57 anni di età e 35 di contributi se dipendenti e 58 anni di età e 35 di contributi se autonome. Le commissioni di Camera e Senato hanno chiesto di spostare al 2015 la scadenza dell’opzione per la pensione anticipata delle donne.

Con la cosiddetta opzione contributivo, che implica la scelta del metodo di versamento contributivo, e quindi un assegno minore rispetto a quello che si sarebbe incassato con il sistema retributivo, le donne potrebbero lasciare anticipatamente il lavoro fino a fine del 2015.

L’opzione contributivo non è stata toccata dalle nuove norme Fornero del 2011, ma se il termine dovesse essere portato a fine 2015, essendo la scadenza fissata al momento del pensionamento e non a quello della maturazione del diritto ai requisiti di età (57 e 58 anni), bisognerebbe applicare l’incremento legato all’aumento dell’aspettativa di vita, per cui il diritto scatterebbe il 31 maggio 2014 per le autonome; il 30 novembre 2014 per le lavoratrici dipendenti private; e il 30 dicembre nel pubblico impiego.

E si attende, nel frattempo, marzo, periodo per il quale la presidente della Camera, Laura Boldrini ha annunciato che “Sarà in Aula entro la proposta di legge sugli esodati”, che sarebbero i più colpiti dalla legge Fornero, sperando però che qualcosa con questa nuova proposta di legge possa muoversi un po’ per tutti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il