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Pensioni uomini e donne Governo Letta: in legge esodati Marzo modifiche possibili per problemi

Possibili interventi sulle pensioni a marzo quando sarà presentata nuova legge esodati: ma cosa potrebbe cambiare anche per uomini e donne?



E’ cambiato il sistema previdenziale italiano dal primo gennaio 2014 e, di conseguenza, sono cambiate le norme per andare in pensione allungano il momento del congedo dal lavoro: 66 anni e 3 mesi per lavoratori dipendenti e autonomi e per lavoratrici del settore pubblico, 63 anni e 9 mesi per lavoratrici del settore privato; 64 anni e 9 mesi per lavoratrici autonome. In merito alla pensione anticipata, per le persone in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, sono richiesti 42 anni e 6 mesi di anzianità contributiva per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne.

Innalzare però l’età per tutti, uomini e donne, senza distinzione è stata un’ingiustizia sociale secondo molti e l’ex segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che, se si verificasse davvero un rimpasto di governo, potrebbe prendere il posto dell’attuale ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha annunciato in merito “Rimetteremo mani”.

E l’occasione di rivedere un sistema pensionistico che penalizza piuttosto che favorire il momento dell’uscita dal lavoro in maniera tranquilla, potrebbe essere quella di marzo, momento in cui verrà presentata in Aula una nuova legge destinata agli esodati, come confermato, tra l’altro, dalla presidente della Camera Laura Boldrini.

La legge, in realtà, nasce per risolvere il problema dei lavoratori esodati, “risponde alle richieste arrivate da migliaia di persone vittime di una pesante ingiustizia sociale”, ma proprio per perseguire un obiettivo di equità c’è chi auspica la possibilità di rivedere il sistema, magari concedendo un’uscita anticipata per le donne. E in questa legge potrebbe rientrare anche la discussione della proposta del prestito pensionistico del ministro Giovannini.

Si tratta di uno strumento previdenziale, grazie al quale esodati, precoci, uomini e donne potrebbero andare in pensione attraverso un prestito previdenziale pari a circa l'80% dell'ultimo stipendio.

Quando poi si saranno maturati tutti i requisiti richiesti, il lavoratore dovrà restituire il prestito di cui ha usufruito, attraverso un meccanismo di decurtazioni della pensione effettiva, mai maggiore al 10-15%. Il ministro ha pensato questo strumento soltanto per alcune categorie di lavoratori vicini alla pensione e la copertura finanziaria dovrebbe arrivare dalle aziende presso le quali un determinato lavoratore ha svolto servizio.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il