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Pensioni donne e uomini: la situazione aggiornata. Facciamo il punto

Modificare le attuali norme pensionistiche, senza stravolgere completamente la legge Fornero: le nuovi possibili modifiche per uomini e donne con avvento Renzi. La situazione



Modificare le attuali norme pensionistiche, senza stravolgere completamente le regole della legge Fornero, ma cercando di risolvere questione esodati e ritoccando ciò che riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, equiparata con la nuova legge a quella degli uomini. Renzi alla guida del nuovo esecutivo fà riaccendere le speranze di quanti attendono interventi concreti sulle pensioni, proprio a partire da modifiche necessarie al sistema previdenziale in vigore da quest’anno.

Secondo Renzi “La riforma va bene. Gli esodati sono un problema specifico”, consapevole del fatto che essi nascono da errori di formulazione della legge dell’ex ministro Fornero, ma ritiene comunque che il sistema pensionistico vada modificato non del tutto stravolto. Renzi potrebbe affidarsi per questo a Guglielmo Epifani, che molti indicano come nuovo ministro del Lavoro. Priorità per Epifani sarrebbe mettere un punto una volta per tutta alla questione esodati, per cui “vanno fatte due operazioni: allargare il numero di coloro ai quali il governo deve dare delle risposte; pensare non solo agli esodati in essere, ma anche all’altra tipologia di esodati che si creerà coll’innalzamento del pensionamento generato dalla legge Fornero”, ma anche rivedere l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne.

Epifani, infatti, non ha mai approvato  l'innalzamento stabilito dalla riforma Fornero e, se ne avesse la possibilità, annuncia: “Rimetteremo mano alla situazione”, per risolvere quella situazione di iniquità nata equiparando l’età pensionabile fra uomini e donne.

Anche in questo caso, come per precoci ed usuranti, si pensa a se il prestito pensionistico del ministro Giovannini sarà ancora considerato, permettendo al lavoratore al quale mancano pochi anni al raggiungimento dei requisiti pensionistici di ritirarsi in anticipo, ricevendo un assegno pari ad una percentuale dello stipendio: tale importo sarebbe erogato in parte dall'Inps e in parte dall'azienda per cui opera, ma dovrà essere restituito una volta raggiunti i requisiti.

In discussione ancora anche l'opzione contributivo per le donne, che permetterebbe alle lavoratrici di ritirarsi a 57 anni di età e 35 di contributi se dipendenti, e a 58 anni di età e 35 di contributi se autonome, ma solo se si sceglie il sistema contributivo, il che significa accettare di ricevere comunque un assegno finale più basso.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il