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Spread Btp-Bund ai minimi:obbligazioni, titoli di stato italiani ed estere.Consigli gestori Febbraio

Letta si dimette, Renzi nuovo premier e spread ai minimi dal 2006. Situazione e previsioni analisi. Lo spread potrebbe toccare anche 150 punti



Enrico Letta si dimette, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dà incarico a Metto Renzi di formare il nuovo governo e lo spread scende ai minimi dal 2006. Ieri, infatti, il differenziale fra btp italiani e bund tedeschi ha raggiunto talmente quota bassa da far ipotizzare possa arrivare anche a 150 punti.

Sarà la prospettiva di un governo stabile fino al 2018 o il ritorno al segno più del Pil annunciato dall’Istat proprio nel giorno delle dimissioni di Enrico Letta, fatto sta che il premio di rischio del Btp decennale italiano scambiato sul mercato secondario è sceso ai minimi dal lontano febbraio del 2006, prima, cioè, di quando il differenziale di rendimento con il decennale tedesco a 575 punti base, portando alle dimissioni di Silvio Berlusconi in favore di Mario Monti.

Ma restano cauti gli analisti dicendo che lo spread si sta riducendo, segno che i tassi di interesse sul Btp italiano stanno scendendo e, spiega Edoardo Liuni di Trading Room, “I mercati danno una fiducia a tempo, non è una fiducia così scontata però quantomeno sperano comunque che qualcosa ci sia, un cambio di passo ci sia”. Priorità numero uno il lavoro, come confermato dallo stesso Matteo Renzi dopo aver ricevuto l’incarico dal presidente Giorgio Napolitano.

E mentre sono positive, al momento, le previsioni sull’andamento della Borsa italiana, a dover dimostrare una possibile ripresa dovranno essere i Paesi Emergenti. Dopo anni di splendore, infatti, gli Emergenti hanno iniziato a vedere un forte deflusso di capitali e l’inversione di tendenza è iniziata lo scorso mese di maggio quando, per la prima volta, il presidente della Fed Ben Bernanke ha annunciato la fine della politica monetaria espansiva della Banca centrale americana. A risentirne le economie emergenti, India, Brasile, Cina, Turchia, Indonesia, Sudafrica. Il deflusso di miliardi di dollari dalle economie emergenti sta facendo crollare le loro valute.

Con la crisi degli Emergenti sembrano, d’altro canto, riprendere quota le obbligazioni.  Per un investimento diversificato e senza troppi rischi, gli analisti, come riportato da CorrierEconomia, consigliano portafogli prudenti, con una quota prevalente di liquidità destinata ai titoli con scadenza due anni, 50% del portafoglio, affiancati da durate annuali e triennali di identico peso.

Se la prudenza è moderata si potrebbe attribuire alla scadenza a tre anni un 35% della componente obbligazionaria, percentuale che sale al 45% per la durata quinquennale. Il 20% rimanente suddiviso tra titoli con rimborso a 7, 10, 15 anni. Se il rischio non spaventa, al 35% destinato alla durata triennale si somma la quota destinata alle emissioni quinquennali al 30% , il 15% ai titoli settennali e altrettanto ai decennali, il 5% alla durata 15 anni.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il