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Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Renzi: modifiche in base ai vari Ministri possibili

Nuove speranze cambiamenti pensioni di vecchiaia e anzianità con Matteo Renzi nuovo premier. Le ipotesi allo studio. Ancora in ballo il prestito pensionistico



Tra i nomi in circolazione quello di Guglielmo Epifani come prossimo ministro del Lavoro al posto dell’attuale Enrico Giovannini, insieme a lui i nomi di Tito Boeri o Pietro Ichino. Diversi, dunque, i papabili, ma tutti con un obiettivo: migliorare welfare e sistema previdenziale italiano a sostegno di lavoratori e pensionandi, a partire dalla revisione dell’attuale legge Fornero che, innalzando di colpo l’età pensionabile per tutti ed estendo il sistema contributivo a tutti, ha letteralmente sconvolto il mondo delle pensioni, creando l’esercito degli esodati e la questione della cosiddetta Quota 96.

Senza dimenticare l’uscita, spostata in avanti, per coloro che erano in procinto di raggiungere l’agognata pensione di vecchiaia o anzianità e che si sono visti allontanare il loro traguardo. Epifani, ex segretario della Cgil, che in molti sperando possa prendere la guida del Ministero del Lavoro, sulle pensioni, tempo fa, ha ribadito la necessità di affrontare e risolvere una volta per tutte la questione esodati, per cui “vanno fatte due operazioni: allargare il numero di coloro ai quali il governo deve dare delle risposte; pensare non solo agli esodati in essere, ma anche all’altra tipologia di esodati che si creerà coll’innalzamento del pensionamento generato dalla legge Fornero”.

Sull'innalzamento dell'età pensionabile per le donne, da lui mai approvato, ha detto: “Rimetteremo mano alla situazione”, perché equiparare l’età pensionabile fra uomini e donne portandola a 66 anni per tutti è stata un’iniquità. E saranno previsti, indipendentemente dal fatto che sia lui o un altro il successore di Giovannini, interventi per rendere più flessibile l’età della pensione di vecchiaia.

La domanda è se con l’avvento di una nuova era Renzi resterà in ballo l’ipotesi del prestito pensionistico del ministro Giovannini che permetterebbe al lavoratore di lasciare prima il lavoro, magari con due o tre anni di anticipo rispetto ai 66 anni, accettando una sorta di prestito, da Inps o Stato o azienda stessa, da restituire però poi nel momento in cui saranno maturati i requisiti necessari per la pensione vera e propria.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il