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Pensioni Governo Renzi ultime notizie: ritorna il nome di Damiano. Cambiamenti possibili

Il governo sta cambiando e molto potrebbe cambiare anche per le modifiche alle pensioni da sempre auspicate: si riaccendono speranze con nome di Cesare Damiano al posto del ministro Giovannini



Si discute ancora di pensioni ed eventuale modifiche da apportare all’attuale sistema previdenziale voluto dall’ex ministro Fornero. Tanti, effettivamente, i problemi da risolvere in merito, dalla questione esodati, ai Quota 06, a misure necessarie per l’uscita anticipata di lavoratori precoci ed usuranti.

E tutto è di nuovo in ballo, soprattutto ora chiesta di nuovo cambiando il governo, soprattutto ora quando si vocifera che al Ministero del Lavoro potrebbe arrivare Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro, da sempre dalla parte dei lavoratori, da sempre dalla parte della necessitò di nuovi interventi sulle pensioni, da sempre dalla parte degli esodati. Dopo essere più volte intervenuto sulla questione esodati, Damiano ha spesso chiesto modifiche all'attuale sistema delle pensioni, e, partendo dall’idea avanzata dall’attuale ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, rilancia sul tema della flessibilità del sistema pensionistico, con il prestito pensionistico.

Damiano ritiene che “ la legge sulle pensioni targata Fornero sia socialmente iniqua, che sbarri la strada all'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e che sia recessiva perché induce i lavoratori, che vedono un futuro previdenziale estremamente incerto e lontano nel tempo, a non investire e a non consumare”.

E spiega: “E' una riforma che va cambiata e va recuperato quel criterio di gradualità che è stato brutalmente cancellato dal governo Monti. Noi siamo pronti al confronto sulla proposta del ministro del Lavoro che prevede un prestito pensionistico da percepire nei due anni che precedono il momento della pensione, ma vogliamo ricordargli che il Partito Democratico ha già presentato una proposta di legge sulla flessibilità che non può essere sbrigativamente accantonata perché giudicata troppo costosa.

Riteniamo che permettere ai lavoratori di poter scegliere di andare in pensione in un'età compresa tra i 62 ed i 70 anni, pagando una penalizzazione massima dell'8%, sarebbe una soluzione ottimale che risolverebbe anche, per gli anni a venire, il problema degli esodati”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il