Pensioni usuranti e precoci Governo Renzi: cambiamenti possibili se Damiano diventa Ministro Lavoro

Permettere ai lavoratori precoci e usuranti di andare in pensione prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni: cosa potrebbe cambiare per loro con Damiano nuovo ministro del Lavoro?



Permettere ai lavoratori precoci e usuranti di andare in pensione prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni: da mesi ormai si discute di questa questione ma, fra parole e promesse mai mantenute, mancano ancora interventi in merito. Qualche settimana fa si era aperto uno spiraglio per queste categorie di lavoratori, con la proposta del prestito pensionistico avanzato dall’attuale ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sistema che permetterebbe appunto a determinate categorie di lavoratori di andare in pensione due o tre anni prima rispetto alla soglia stabilita, con un prestito, che sarebbe erogato da Inps, Stato o aziende stesso, che dovrà poi essere restituito nel momento in cui suddetti lavoratori raggiungano i requisiti pensionistici stabiliti. Tutto però è rimasto sempre vago e definito solo ‘a parole’.

Ora che al governo ci sarà un avvicendamento nelle nomine e che al Lavoro circola il nome di Cesare Damiano, probabilmente qualcosa potrebbe cambiare davvero. Del resto, il presidente della Commissione Lavoro è sempre intervenuto proponendo modifiche di flessibilità all’attuale sistema previdenziale, secondo lui da cambiare e decisamente discriminante nei confronti di precoci, usuranti e delle donne.

Innalzare, infatti, l’età pensionabile per tutti è stata ‘un’ingiustizia sociale’ per Damiano. Tornando, invece a precoci e usuranti, nel momento in cui l’ex ministro Fornero ha definito le sue norme, avrebbe dovuto considerare le particolarità di ogni comparto, cosa in realtà mai accaduta e che ha dato vita, per esempio, alla questione dei cosiddetti Quota 96, i pensionandi della scuola, che rientrano anch’essi fra gli usuranti.

I precoci, poi, avendo iniziato a lavorare fin da giovanissimi, a 15, 16 anni, sono proprio impossibilitati a rimanere a lavoro fino a 66 anni. Ma anche in questo caso la Fornero non ha pensato a nulla di specifico. Tocca, dunque, ora al nuovo governo fornire risposte concrete a questi lavoratori.

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di Marianna Quatraro pubblicato il
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