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Governo Renzi: programma lavoro e occupazione imprese e lavoratori. Novità e misure nuove

Rafforzare le politiche per l’impiego, sostenere l’occupazione giovanile, abbassare le tasse per le imprese che assumono: il programma lavoro di Renzi



Rilanciare il lavoro e l’occupazione, mettere mano all’attuale sistema fiscale, equiparare pubblico e privato: Matteo Renzi, appena incaricato nuovo premier dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, annuncia grandi svolte per il Paese. Perché sarà alla guida di un’Italia che ha bisogno di cambiare per tornare a crescere, per uscire dalla crisi nera che ormai l’attanaglia da qualche anno, che sta riducendo le persone a ‘sopravvivere’ più che vivere, e altre a lasciare il Paese stesso.

L’obiettivo è rilanciarlo per cercare di farlo tornare agli antichi splendore e il processo di rinascita parte dal lavoro. La realtà occupazionale di oggi in Italia è davvero allarmante: viviamo in un Paese in cui la disoccupazione giovanile cresce sempre più e molti già in età avanzata si ritrovano senza un reddito a causa di licenziamenti e casse integrazioni, impossibilitati, dunque, a sostenere le proprie famiglie. E per ovviare a questa situazione allarmante, o per lo meno provarci, Renzi, dopo la legge elettorale, punta a riformare Lavoro, Pubblica Amministrazione e Fisco.

Obiettivi primari saranno aumentare sensibilmente i posti di lavoro, invertire il disastroso trend occupazionale e riformare gli ammortizzatori sociali, incentivando innanzitutto l’occupazione nei settori ad alto tasso di innovazione e ricerca. Del piano per il lavoro faranno parte gli incentivi alle assunzioni dei giovani under 30, che dovrebbero essere defiscalizzate (l’impresa paga solo i contributi previdenziali).

Altri provvedimenti allo studio, l’introduzione del contratto di inserimento a tutele progressive, che per tutte le nuove assunzioni consentirebbe all’impresa di licenziare entro i primi tre anni in cambio di un indennizzo crescente in funzione dell’anzianità di servizio; e il taglio dell’Irap del 10%, che farebbe risparmiare alle aziende circa 2 miliardi e mezzo all’anno; e la costituzione di una Agenzia federale per l’occupazione che riporterebbe al centro le politiche per l’impiego e la formazione oggi di competenza delle Regioni. Dovranno, dunque, essere rafforzate le politiche per l’impiego e saranno riformati gli ammortizzatori sociali.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il