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Pensioni usuranti e precoci Governo Renzi: a Marzo potrebbero arrivare cambiamenti. I motivi

Lavoratori precoci e usuranti in pensione prima dopo nuovi interventi per lavoro? Potrebbe tornare ipotesi prestito pensionistico di Giovannini. Cosa cambierà?



Matteo Renzi riparte dall'emergenza lavoro e promette una riforma per marzo. Nel piano sul lavoro, che dovrà essere discusso con le forze di maggioranza, non viene citato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che regola i licenziamenti individuali, mentre è previsto un contratto di inserimento a tempo indeterminato con tutele crescenti per tutti i neo assunti. In programma anche uno sfoltimento della giungla contrattuale, limitando le forme flessibili e prevedendo un assegno universale per chi perde il posto di lavoro esteso anche a chi oggi non ne ha diritto, con l’obbligo però di seguire un corso di formazione professionale.

L’urgenza di Renzi deriva dagli ultimi dati diffusi dall’Istat, che segnalano il record della disoccupazione dal 1977, con 3 milioni e 254mila persone in cerca di lavoro. La lunga crisi ha infatti fatto perdere in 5 anni circa un milione e centomila occupati. “Se si parte dal lavoro è già un buon segnale. Dalla crisi si esce creando lavoro e riavviando gli investimenti”.

E c’è chi s augura che partire dal lavoro possa significare arrivare anche a intervenire sulle pensioni. Nonostante, infatti, nel suo discorso programmatico, il nuovo premier non abbia fatto accenno ad eventuali modifiche sull’attuale sistema pensionistico, e soprattutto per precoci e usuranti, categorie di lavoratori che richiedono da mesi interventi per andare in pensione prima rispetto alla soglia attuale dei 66 anni, probabilmente le modifiche attese sul lavoro, volte all’inserimento dei più giovani nel mondo occupazionale, potrebbero permettere l’attuazione di forme più flessibili di uscita dal lavoro per determinate categorie di lavoratori.

E probabilmente si potrebbe tornare a parlare dell’ipotesi del prestito pensionistico dell’ex ministro Giovannini. Se secondo molti, infatti, questa idea sembra tramontare, per altri potrebbe tornare in discussione come sistema che permette al lavoratori di lasciare due o tre anni prima ottenendo un prestito da parte di Stato, Inps o azienda stessa, da restituire poi una volta maturatigli effettivi requisiti richiesti. Ma bisognerà attendere ancora un po’ per capire come si orienteranno in questa situazione nuovo premier e nuovo ministro del Lavoro Poletti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il