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Governo Renzi e riforma del lavoro: aumento stipendio con taglio cuneo fiscale. Esempi

Al vaglio taglio del cuneo fiscale che dovrebbe portare aumenti per gli stipendi. Quanto varranno all’anno? Stime e previsioni. Cosa cambierà per lavoratori



Nuova riforma del lavoro in arrivo a marzo: questa la scadenza in merito annunciata dal premier Matteo Renzi. Si tratta di un intervento necessario considerando gli ultimi dati allarmanti Istat in merito alla disoccupazione nel nostro Paese, soprattutto giovanile, un intervento che dovrebbe cercare di riportare l'Italia verso la crescita. E il taglio al cuneo fiscale dovrebbe portare anche aumenti per gli stipendi “I tagli al cuneo fiscale? Pensiamo che nell'arco di 12 mesi 8 miliardi siano ampiamente alla portata, a 10 miliardi si può arrivare. Non è un libro dei sogni” ha detto il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei.

Proponendo anche un esempio: “Se un lavoratore guadagna 1.600 euro netti significa che dichiara circa 30mila euro lordi. A questa persona con la nostra riforma fiscale riusciremo a dare 500-600 euro l'anno, circa 50 euro netti in più in busta paga al mese. Questo cambia la vita? No. È un segnale tangibile? Sì. È un passo nella direzione giusta. Ci siamo impegnati per una riduzione drastica della tassazione sul lavoro, e lo faremo”.

Le risorse necessarie perché questo avvenga deriveranno dalla “riduzione del 10% dell'Irap per un totale di 2,3 miliardi, non altre cifre perché spesso si confonde l'Irap pagata da pubblici, che è una partita di giro, e quella dei privati, che equivale a 23 miliardi. Il calcolo va fatto su quella dei privati, quindi 2,3 miliardi li recuperiamo così. Rimangono, per stare bassi, altri 5 miliardi. Come trovare i soldi?

Da una riduzione della spesa pubblica. Il piano di Cottarelli, quando verrà presentato, apporterà cambiamenti radicali rispetto al passato. E accanto a Cottarelli il Pd ha svolto un lavoro parallelo di revisione della spesa. Secondo i nostri calcoli è possibile recuperare 5-6 miliardi nell'arco di 12 mesi proprio dal taglio della spesa. Si deve agire su due parti fondamentali della spesa, che sono aggredibili: il primo sono i consumi intermedi della Pubblica amministrazione attraverso un ruolo rinnovato di Consip, da lì arriveranno risparmi corposi. Il secondo è il tema dei sussidi alle imprese.

Una marea di sussidi si perdono nelle pieghe delle incongruenze tra piani regionali e nazionali, programmi strambi in cui finiscono moltissimi soldi pubblici. Non è come si dice genericamente il taglio dei 10 miliardi di sussidi alle imprese, ma da zero a 10 miliardi ci sono cifre considerevoli da recuperare”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il