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Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Renzi: il punto della situazione aggiornato

Sale l’età pensionabile di anzianità e vecchiaia ma si chiedono ancora modifiche per un’uscita anticipata dal lavoro: prestito pensionistico o uscita flessibile di Damiano? Ipotesi allo studio


Sono state diverse nel 2014 sono state diverse le modifiche apportate alla legge sulle pensioni, dovute all’entrata in vigore delle nuove norme Fornero. Ma i cambiamenti sulle pensioni nel 2014 non derivano solo dalle misure varate dal governo Monti, perché a cambiare qualcosa sono arrivati anche gli ultimi provvedimenti emanati dal governo Letta, a partire dalla Legge di Stabilità 2014, che ha apportato modifiche sugli assegni di chi la pensione già la percepisce.

Per le lavoratrici del settore privato, è stata innalzata l’età pensionabile e dal primo gennaio devono raggiungere i 63 anni e 9 mesi di anzianità per  accedere alla pensione, cioè un anno e mezzo in più rispetto a quanto previsto fino al 2013. Le uniche lavoratrici che, anche per il 2014, conserveranno i requisiti precedenti saranno quelle nate prima del 30 settembre 1951.

Novità anche per le donne lavoratrici autonome, per cui è previsto un ulteriore balzo di anzianità minima per la pensione, che nel 2014 arriva a 64 anni e 9 mesi, addirittura un anno in più rispetto a quanto valido fino al 2013. Per gli uomini impiegati nel settore privato, poche le novità di rilievo sul fronte anagrafico per la pensione, per cui rimangono validi i requisiti di 66 ani e 3 mesi, in attesa dell’aggiornamento alla speranza di vita, che scatterà anche in questo caso nel 2016.

Per quanto riguarda poi i contributi, dal 2014 gli uomini lavoreranno un mese in più: saranno necessari almeno 42 anni e 6 mesi versati nelle casse dell’Inps per accedere all’assegno di pensione. Stesso trattamento per le donne, le quali si vedranno riconoscere il diritto alla pensione non appena avranno maturato 41 anni e 6 mesi di contributi nelle casse previdenziali.

Le modifiche richieste, e cioè quelle che vogliono un’uscita più flessibile dal lavoro rispetto alla soglia attualmente stabilita dei 66 anni, e per poter dare il via a questo cambiamento potrebbero tornare in discussione due ipotesi di cui si è già molto parlato: quella dell’uscita flessibile di Damiano, presidente della Commissione Lavoro, che aveva parlato della possibilità di andare in pensione a 62 anni e con 35 anni di contributi; e quella del prestito pensionistico dell’ex ministro del Lavoro Enrico Giovannini. Bisognerà ora vedere come il nuovo esecutivo ha intenzione di procedere in meriti.

 




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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il 03/03/2014 alle ore 11:10