Ottenere il Visto per gli Stati Uniti? Una missione quasi impossibile

Negli ultimi anni, la politica degli Stati Uniti in tema di immigrazione è drasticamente cambiata



di Vincenzo Galasso

Negli ultimi anni, la politica degli Stati Uniti in tema di immigrazione è drasticamente cambiata. Gli attentati terroristici dell’11 settembre hanno evidenziato importanti lacune nel sistema di controllo dell’autorità statunitense, la Us Immigration Customs Enforcement. Gli attentatori erano entrati negli Usa legalmente, con visti di lavoro o turismo, successivamente modificati una volta entrati nel paese. Insomma, erano stati controllati dalla Us Immigration.

 

Procedure complesse e costose

Da allora, le procedure di ingresso (richiesta dei visti, controlli alle frontiere eccetera) sono diventate molto più restrittive. Alcuni cambiamenti hanno risvolti positivi. L’utilizzo di passaporti a banda magnetica e foto digitale aiuterà di certo lo scambio di informazioni tra le autorità dei diversi paesi. E sebbene ci sia il rischio di creare un "grande fratello" che controlli tutti i movimenti, potrebbe finire per velocizzare almeno le procedure alle frontiere.

In altri casi, si ha il sospetto che la situazione sia sfuggita di mano ai politici. L’irrigidimento della normativa sembra finalizzato più a vessare i "legal aliens" desiderosi di entrare negli Stati Uniti, – ricordate il temibile burocrate Frank Dixon nel film "The Terminal"? – che a proteggere il paese da possibili attacchi terroristici.

Qualche esempio? Un italiano che vuole entrare negli Usa per motivi di studio o lavoro o anche solo per partecipare a una conferenza le cui spese saranno rimborsate da un’università americana, deve chiedere un visto J-1. Per ottenerlo si deve seguire una procedura molto complessa e alquanto costosa. Complessa perché oltre ai lunghissimi formulari da riempire, il legislatore americano ha inventato un documento "open": l’alien deve dimostrare di avere forti legami con l’Italia. "E come?", si chiede perplesso l’Italian alien: basterà una foto della famiglia in vacanza? L’abbonamento al Milan? Ma se ho pagato il calcetto per tutto l’anno, figurati se rimango in America. Ed è anche costosa: quasi 200 euro di tasse governative e 2 euro al minuto per parlare con il consolato statunitense in Italia. Dove i funzionari sono prolissi, poverini, ti devono spiegare tutti documenti da fare

Perché questa complessa procedura per avere un visto di studio o lavoro? Si sta cercando di evitare che terroristi entrino negli Stati Uniti camuffati da studenti, lavoratori o accademici in conferenza? O si vuole evitare che il "legal alien" si trasformi in un immigrato clandestino alla scadenza del visto?

Qualunque sia la motivazione, questa politica non funziona. Un italiano in possesso di un passaporto digitale fresco di questura e un biglietto aereo di andata e ritorno può agevolmente entrare negli Usa per sei settimane, senza dover ottenere alcun visto. Al costo di 10 dollari potrebbe anche ottenere una patente americana, valida quale documento di riconoscimento. Se lo volesse, potrebbe poi rimanere nel paese, illegalmente.

Esempi come questo mostrano la sclerosi della recente politica migratoria statunitense. Date le sue finalità, sulle quali si sta aprendo comunque un fronte interno, come testimonia la protesta degli immigrati legali con le marce del 1° maggio, le procedure di entrata sembrano poco efficaci e inutilmente vessatorie. Good luck, Viktor Navorski.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il