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Pensioni ultime notizie Governo Renzi in Jobs Act cosa vi potrebbe essere

Occhi puntati sulle misure lavoro del Jobs act: quali modifiche alle pensioni potrebbe contenere? Le ipotesi al vaglio e speranze di cambiamenti



Occhi puntati sulla giornata di mercoledì 12 marzo: il premier Matteo Renzi presenterà il suo tanto atteso piano lavoro con le misure del jobs act e si aspettano anche modifiche alle pensioni. Ma cosa ci si può aspettare in particolare? Considerando che, come annunciato, il nuovo piano lavoro prevederà misure atte a sostenere e favorire l’occupazione, soprattutto giovanile, ciò che ci si aspetta sono piani di prepensionamento per chi oggi, con l’entrata in vigore delle norme pensionistiche Fornero, si è ritrovato in difficoltà e impossibilitato a lasciare il lavoro con i vecchi requisiti per dover necessariamente raggiungere la soglia dei 66 anni.

La legge Fornero ha infatti innalzato l’età pensionabile per tutti, uomini e donne, a 66 anni, estendo anche, a tutti, il sistema contributivo. Questi interventi hanno creato non pochi problemi, dando vita per esempio alla questione esodati, a quella dei pensionandi di Quota 96, nonché creando difficoltà alla pensione dei lavoratori precoci ed usuranti.

Ora le ipotesi allo studio sono quelle di prepensionamento per chi era prossimo alla pensione e per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei più giovani. Al vaglio l’uscita flessibile di Cesare Damiano e il prestito pensionistico di Enrico Giovannini. Nel primo caso di tratta di permettere al lavoratore di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi ma accettando un sistema di penalizzazioni che però diventerebbero incentivi se si decide di lasciare più tardi, fino alla soglia massima dei 70 anni.

Nel secondo caso, il meccanismo dell’ex ministro Giovannini permetterebbe di andare in pensione due o tre anni prima rispetto alla soglia dei 66 anni con un prestito Inps che dovrà essere poi restituito tramite decurtazione sull’assegno finale una volta raggiunti i requisiti richiesti per la pensione. Questi sistemi permetterebbero sia a lavoratori precoci e usuarnti di lasciare prima sia di evitare che le fila degli esodati crescano con nuove centinaia di casi di coloro che rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il