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Piano lavoro, Job Act: misure, norme e regole contratti Governo Renzi approvati. Cosa cambia

Ammortizzatori sociali, nuova Naspi per i disoccupati, contratto unico a tutele crescenti, detrazioni Irpef: cosa prevede il piano lavoro che il premier Renzi presenterà oggi? Alle 17 conferenza stampa




Riorganizzazione degli ammortizzatori sociali, misure di sostegno all’occupazione, contratto unico, nuovo sussidio di disoccupazione Naspi: queste alcune delle misure che oggi, mercoledì 12 marzo, il premier Matteo Renzi presenterà con il suo annunciato Piano Lavoro del Jobs act. Conferenza stampa in programma alle 17. Nel frattempo le speranze di misure che rilancino l’Italia. In particolare il piano prevede taglio del cuneo fiscale, modifica di contratti, degli ammortizzatori sociali, dell’Articolo 18.

Probabili nuove forme contrattuali, che riducano le tante forme di contratti oggi esistenti, 40, ad uno unico per tutti e a tutele crescenti; politiche attive che puntino sui giovani che hanno meno di 25 anni e che hanno perso il lavoro o portato a termine gli studi da almeno quattro mesi; incentivi alle assunzioni per i più giovani; abolizione della cassa integrazione, che verrebbe sostituita da un sussidio di disoccupazione universale che si potrà rilasciare anche a coloro che oggi non hanno i requisiti per accedervi, come i collaboratori.

Si tratta della Naspi nuova forma di sostegno per la disoccupazione che spetterà a tutti coloro che perdono il posto e hanno lavorato almeno tre mesi, durerà al massimo due anni per i lavoratori dipendenti, e avrà un valore per tutti al massimo di 1.100-1.200 euro mensili all'inizio del periodo di copertura per arrivare verso i 700 euro alla fine.

Ma con il Jobs Act, Renzi vuol provare anche a rivedere la rimodulazione delle aliquote Irpef con l'obiettivo dichiarato di rilanciare i consumi. L'idea è quella di tagliare le tasse per i redditi fino a 55mila euro lordi in cambio di un aumento per chi guadagna oltre i 120mila euro l'anno.

Secondo quanto previsto, l'aliquota per i redditi tra 28mila e 55mila scenderebbe dall'attuale 38% al 35%, mentre oltre i 120mila euro verrebbe introdotta un nuovo scaglione al 46%. Invariate, invece, le aliquote al 23% fino ai 15mila euro; al 27% tra i 15 e i 28mila euro; al 41% dai 55mila ai 75mila euro e al 43% dai 75mila ai 120mila euro. Obiettivo è quello di ridare ossigeno alla classe media.

La proposta verrà discussa in Consiglio dei ministri e prevede anche di mantenere a 8mila euro la soglia sotto la quale non si pagano le tasse (le detrazioni spettanti infatti azzerano il debito d'imposta) e l'istituzione di una detrazione fissa (indipendente dal reddito) di 1.840 euro per redditi imponibili compresi tra 8 e 15mila euro.

Oltre questa soglia, le detrazioni si ridurrebbero linearmente, fino a essere pari a zero per i redditi oltre i 55mila euro. Il taglio dell'Irpef al 35% porterebbe nelle tasche degli italiani che guadagnano 55mila euro, 810 euro in più l'anno, quasi 70 euro al mese.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il