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Rendite finanziarie: tasse 2014 con Governo Renzi. Aumento aliquote al 26% ma in realtà è di più

Sale al 26% l’aliquota della tassa sulle rendite finanziarie in linea con gli altri Paesi europei. Ma in Italia mini patrimoniale fa lievitare i costi ancor di più




Nuova stangata per i risparmiatori italiani: se sui titoli di Stato continueremo a pagare il 12,5%, su azioni, obbligazioni, conti, la tassa sulle rendite finanziarie, cioè sugli interessi e sui guadagni in conto capitale, salirà dal 20 a 26%, probabilmente già dal primo maggio. Questa una delle novitàannunciate dal premier Matteo Renzi per quest'anno.

Si tratta di un aumento molto criticato ma che in realtà allinea l’Italia al resto d’Europa dove già l’aliquota per i privati con portafoglio viaggia sul 25%. Ma controversa è la situazione italiana rispetto a quella dei Paesi europei: innanzitutto nel nostro Paese negli ultimi anni titoli di Stato e gli altri asset sono stati ben divisi: dal primo gennaio 2012 solo per i Btp e gli altri titoli di Stato è rimasta l’aliquota al 12,5%, mentre per azioni, fondi comuni, bond e così via l’aliquota è salita al 20%.

Alla stessa aliquota del 20% sono invece scesi, dal precedente 27%, i prelievi sugli interessi maturati dai conti correnti. Per fare un esempio, un investimento in azioni da 50.000 euro con un rendimento complessivo ipotetico del 3% annuo, quindi di 1.500 euro, prima del 2012 pagava il 12,5% pari a 187,5 euro; nel 2013, con l’aliquota al 20% 300 euro a cui si è aggiunta la mini patrimoniale dello 0,15% che ne vale altri 75, per un totale del 375 euro; e nel 2014 con l’aliquota al 26% il conto potrebbe salire a 390 a cui se ne aggiungono 100 di mini patrimoniale, dal primo gennaio salita allo 0,2%, per un totale di 490 euro.

Ed è proprio dietro questa mini patrimoniale che si cela l’oscuro problema del reale rialzo delle tasse sulle rendite finanziarie.

Se, come dicevamo, infatti, ad inizio pezzo, portare l’aliquota al 26% non rappresenta poi una cosa ‘assurda’ visto che i nostro colleghi europei la applicano già, quello che è rappresenta in totale un salasso, ma che non è stato spiegato, è che all’aumento dell’aliquota al 26% bisogna sommare quell’ulteriore esborso dello 0,2% della mini patrimoniale che agisce sui prodotti finanziari.

Ed ecco qui che, ancora una volta, gli italiani si ritrovano a pagare più dei loro colleghi in Europa.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il