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Crisi Ucraina e referendum: migliori azioni e obbligazioni da investire. Consigli gestori e analisti

Conseguenza sui mercati della crisi in Ucraina e settori più esposti e reattivi alle crisi geopolitiche: situazione e previsioni




Le tensioni sui mercati scatenati dalla crisi in Ucraina non sembrano non sono durate molto: come riportato da un’analisi di CorrierEconomia, negli Usa l’indice S&P 500 ha fatto addirittura segnare un nuovo record storico mentre Piazza Affari, dopo avere perso oltre il 3% nel primo giorno di scambi post scoppio della crisi, ha recuperato tutto il terreno perso accumulando addirittura un guadagno del 2%.

La tensione tra le grandi potenze sono però tutt’altro che svanite e i mercati potrebbero cambiare direzione rapidamente se la situazione dovesse precipitare. Si guarda con particolare attenzione ai settori più esposti e reattivi alle crisi geopolitiche e cioè quelli di trasporti, infrastrutture, energia e beni di consumo legati ai viaggi. Tra i titoli europei ancora in rosso ci siano Volkswagen, Bmw ed Lvmh.

In Italia il bilancio è negativo per Ferragamo, Luxottica e World Duty Free. CorrierEconomia ha messo in rassegna i titoli appartenenti all’indice Eurostoxx 600, scelti per capitalizzazione, e rappresentativi dei settori giudicati dagli investitori più esposti alle tensioni geopolitiche: auto, trasporto aereo, utility, petroliferi, e gestione di infrastrutture come autostrade ed aeroporti.

Considerando che l’andamento del petrolio può essere termometro dell’andamento di una particolare situazione piuttosto che un’altra, come riporta sempre CorrierEconomia, in Borsa si sono mosse le grandi corporation dell’oro nero come Total, Eni e Repsol, che da inizio anno non hanno fatto poi molto in termini di performance, oscillando tra il +5% del colosso francese e il +0,1% di quello spagnolo.

E la crisi dell’Est ha fatto tornare Eni in nero da inizio anno. Non bene il settore auto: tra i peggiori titoli dell’Eurostoxx dal lunedì nero si trovano Bmw e Volkswagen che hanno lasciato sul terreno rispettivamente l’1,33% e l’1,46%.

Ma quella Ucraina è soprattutto una crisi del gas dal momento che le forniture dalla Russia verso l’Europa transitano proprio attraverso le reti che corrono nel sottosuolo di Kiev. E, come spiega CorrierEconomia, nell’ipotesi in cui le reti ucraine dovessero essere inutilizzabili a trarne vantaggio sarebbero gli operatori proprietari di rigassificatori o di reti passanti per strade alternative destinate a servire il mercato europeo.

Tra questi Enagas, Gdf Suez ed Enel che potrebbero beneficiare di un doppio effetto: maggiore domanda e maggiori prezzi di distribuzione. Per il mondo dei trasporti e i settori correlati, l’effetto della crisi incide sia in termini di maggiori costi dei carburanti che di minore traffico. Osservati speciali quindi le compagnie aeree, le società di gestione di aeroporti e autostrade e l’industria dei duty free.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il