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Pensioni Governo Letta ultime notizie: situazione aggiornata settimana tra tasse, cambiamenti uscita

Tramontate al momento le ipotesi di uscita flessibile e anticipata dal lavoro, ma possibile prelievo sulle pensioni più alte. Molti dubbi ancora da chiarire




Nonostante i mesi in cui sono state avanzate proposte e in cui sembrava qualcosa potesse davvero cambiare nel mondo delle pensioni, nulla è stato detto e fatto in merito ad eventuali cambiamenti per le pensioni italiane. E neanche nessun taglio del cuneo fiscale nè aumenti degli assegni: anche, dopo il Consiglio dei Ministri, che ha varato il nuovo pacchetto di interventi del premier Matteo Renzi, non sono state annunciate, infatti, modifiche al sistema pensionistico.

Nessuna uscita anticipata e flessibile, dunque, per lavoratori precoci e usuranti, né interventi per esodati e Quota 96, eppure le eventuali soluzioni potrebbero esserci. Fino a qualche giorno fa, infatti, erano allo studio le proposte di uscita flessibile avanzata da Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro, e quella del prestito pensionistico, dell’ex ministro Enrico Giovannini.

Entrambe permettevano ai lavoratori, su base volontaria, la possibilità di andare in pensione con qualche anno di anticipo rispetto alla soglia dei 66 anni stabilita dalla legge Fornero, a fronte di penalizzazioni o di un prestito anzitempo che dovrà poi essere restituito una volta maturati i requisiti richiesti.

Ma la questione pensioni non si esaurisce qui, perché in ballo prima annunciato, poi smentito, poi tornato in discussione, c’è un prelievo dalle pensioni più alte. Ma molti dubbi ancora da chiarire. Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha lasciato intendere, con alcune sue dichiarazioni, che chi prende un assegno pensionistico sopra i tre mila euro lordi potrebbe dover versare un contributo.

E si riapre di nuovo il dibattito sul prelievo sulle pensioni più alte, dopo che Matteo Renzi nel salotto di Porta a Porta ha smentito l’ipotesi del piano di spending review targato Cottarelli. Il Commissario avrebbe voluto imporre una sorta di contributo di solidarietà agli assegni pensionistici superiori ai 2500 euro per ricavare una mini dote che consentirebbe di fiscalizzare gli oneri sociali sulle nuove assunzioni, ma che a Renzi non piace.

Ma dopo l’intervento di Renzi, il sottosegretario all’Economia Baretta ha detto: “Si può chiedere un prelievo intorno ai 3.000 euro o a una cifra che consenta un buon livello di vita penso che possa essere chiesto, a crescere, un contributo di solidarietà. Però non si tratta di discutere sui 3.000, 3.100 o 2.500 euro”. E resta aperta la questione su come intervenire e da quale soglia partire per l’eventuale prelievo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il