BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Tasse conti deposito, fondi investimento, azioni, Btp, Bot 2014: meno imposte per chi tiene di più

Una tassazione minore per chi decide di investire in un titolo per un tempo molto lungo. Questa decisione potrebbe incentivare all’investimento nonostante la tassazione sulle rendite finanziarie schizzata al 26%




Il premier Matteo Renzi ha annunciato che dal prossimo primo maggio la tassazione sulle rendite finanziarie aumenterà dal 20 al 26%, colpendo tutti i prodotti finanziari, come conti deposito, conti corrente, azioni, obbligazioni, fondi, ad eccezione dei Btp e altri titoli di Stato, che manterranno una tassazione al 12,5%.

La decisione del rialzo colpirà, dunque, tutti i risparmiatori che investono in azioni, obbligazioni societarie, fondi comuni d’investimento, polizze unit e index linked. E nonostante in molti, fra associazioni, forze politiche, risparmiatori stessi, abbiano chiesto nei giorni scorsi di rivedere tale decisione, c’è comunque da dire che l’aliquota al 26% allinea di fatto l’Italia agli altri Paesi Europei, dove la tassazione sulle rendite si aggira intorno al 25%.

Anche se poi l’Italia, insieme all’aumento dell’aliquota al 26% sconta anche il peso della mini patrimoniale, al 2 per mille, che si applica su ogni investimento, a prescindere dalla tassazione.

Secondo Assogestioni, “Quello che manca nel documento approvato dal consiglio dei Ministri è l'introduzione di forme d'incentivo al risparmio di lungo termine, in vigore altrove da tempo. In Francia, ad esempio, i Pea, Piani di risparmio in azioni, introdotti nel 1992, prevedono una tassazione ridotta in funzione del periodo di detenzione dell'investimento.

Lo stesso accade in Inghilterra con gli Individual savings account. Senza un intervento correttivo in questa direzione, l'aumento dell'aliquota rischia di tramutarsi in un puro e semplice disincentivo al risparmio”. La strada da seguire, come riporta un’analisi di CorrierEconomia, potrebbe essere dunque quella di incentivare all’investimento prevedendo meno imposte per chi detiene un titolo per un tempo più lungo.

Per esempio, prendendo il caso dei fondi pensione, è vero che, insieme ai Pip, i Piani d’investimento individuali, godono già di un trattamento fiscale più favorevole, con un’aliquota dell’11%, ma, sempre secondo Assogestioni,”questa viene applicata sui rendimenti maturati. In sede comunitaria, invece si auspica da tempo una convergenza verso un diverso sistema di prelievo, che preveda l'esenzione durante la fase di accumulo e la tassazione solo al momento del disinvestimento”.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marcello Tansini
pubblicato il