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Sistri 2014: gli arresti sono una dimostrazione che il sistema va rivisto e problemi corretti

Sistri: ancora troppi problemi per sistema di tracciabilità dei rifiuti. Molte cose ancora da sistemare e richiesto intervento governo. La situazione e cosa si auspica




Il sistri è entrato in vigore lo scorso 3 marzo non senza polemiche e problemi e i nuovi arresti dimostrano che le difficoltà denunciate sono vere considerando che le cose non sono state fatte a dovere, motivo per il quale si richiede un intervento del governo. A poco meno di un anno dall’esplosione dell’inchiesta che portò ai domiciliari l’ex sottosegretario Carlo Malinconico (poi prosciolto) il caso Sistri, il sistema di tracciabilità di rifiuti, ha portato a nuovi arresti.

Gli uomini delle Fiamme Gialle, su ordine del gip di Napoli, hanno eseguito, infatti, quattro nuove misure: ai domiciliari, per fondi neri e tangenti, sono finiti Lorenzo Borgogni, ex direttore delle Relazioni esterne Finmeccanica (già protagonista dell’indagine Finmeccanica e della commessa degli elicotteri Agusta), Stefano Carlini, ex direttore operativo della Selex service management e due imprenditori romani, Vincenzo Angeloni e Luigi Malavisi.

Sullo sfondo l’emergenza rifiuti in Campania in particolare tra il 2006 e il 2009. Il Sistri ha dovuto escludere le infiltrazioni della criminalità organizzata e permettere una gestione chiara dello smaltimento di rifiuti e del suo tracciamento.

Il giudice nell’ordinanza ha spiegato che “L’indagine realizzata, tuttavia, ha permesso di evidenziare che, purtroppo, l’ideazione di tale sistema ha dato modo di realizzare gravi condotte di illecito arricchimento ad opera di coloro che sono stati incaricati dal Ministero di studiare e di fronteggiare l’emergenza; arricchimento che passa attraverso la corruzione di importanti esponenti del settore pubblico, incaricati di rivestire delicati compiti finalizzati alla soluzione dell’emergenza”.

Del resto, non è una novità la denuncia di procedure definite troppo ‘legnose’ da molti, che prevedono dispendio di tempo, denaro e nervosismo, senza considerare i costi del sistema digitale di tracciabilità dei rifiuti. Basti ricordare che l’obbligo di pagare la tassa, letteralmente definita contributo, era stato definito per un servizio che non ancora veniva erogato; e i costi sostenuti dalle imprese per dotare i mezzi aziendali delle famose black box e delle chiavi Usb, per cui sono stati lamentati comunque problemi di funzionamento.

E’, dunque, necessario chiarire funzionamento e gestione del sistema per evitare che si incorra ancora in errori e che imprese ed enti debbano sostenere costi onerosi per la gestione di un sistema non ancora soddisfacente.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il