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Borse mondiali azioni 2014 Italia e Paesi Emergenti: previsioni analisti Aprile-Maggio-Giugno

L’Italia torna ad attrarre investimenti stranieri ma a rischio i Paesi emergenti: cosa sta cambiando e motivi. Torna a volare la Borsa del Belpaese




Le previsioni già qualche mese fa lo avevano annunciato: il mercato azionario italiano sarebbe tornato a correre in questo anno mentre si sarebbe registrato il crollo dei Paesi emergenti. E così effettivamente stanno andando le cose. La Borsa italiana è tornata a volare, forse anche grazie alle riforme strutturali annunciate dal premier Matteo Renzi.

Come riporta infatti CorrierEconomia, Piazza Affari si attesta regina d’Europa e le previsioni sono sempre più floride. Da inizio anno, come riportato, il listino delle blue chip italiane è il migliore del Vecchio Continente con una performance salita nelle ultime ore anche fino al 14%. Alle sue spalle Madrid, staccata di quasi 10 punti percentuali.

CorrierEconomia precisa che a guidare il rialzo del nostro listino è innanzitutto il settore bancario che vede ben sette titoli tra i primi 10 per performance da inizio anno (vedi classifica qui sopra). Dal primo gennaio a oggi la Banca Popolare di Milano ha fatto un balzo in avanti del 51,4%, seguita dal Monte dei Paschi di Siena.

L’istituto bancario milanese è anche il migliore titolo dell’indice Eurostoxx 600. Sul gradino più basso del podio invece Fiat, che insieme a Finmeccanica rappresenta l’esigua pattuglia dei titoli industriali. E se l’Italia torna ad attirare investimenti, rischiano, invece, quelli che vanno verso i Paesi emergenti. Sono, infatti, peggiorate le valutazioni di Brasile, Russia, Turchia e Venezuela; molti paesi, tra i quali l’Ucraina, e ancora il Venezuela, sono stati declassati.

Nei grandi paesi emergenti la crescita continua a rallentare a causa di vincoli dell’offerta. Due tra i BRIC sono  i paesi particolarmente colpiti dal calo degli investimenti: in Brasile, declassato a A4, il potenziale di crescita ha subito anche l’impatto del calo dei consumi e di problemi strutturali: infrastrutture insufficienti, mancanza di manodopera qualificata e burocrazia; mentre in Russia, le tensioni geopolitiche non fanno che aggravare un’economia indebolita, portando Coface a porre la valutazione B sotto sorveglianza negativa. La crisi ucraina, così come la crescente fuga di capitali, avrà un impatto negativo sul tasso di crescita già debole (stimato a 1,0% nel 2014, dopo l’1,3% nel 2013) per il calo degli investimenti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il