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Pensioni anzianità e vecchiaia Governo Renzi: cambiamenti dopo elezioni europee. Anche negativi

Slitta a dopo le elezioni europee di giugno il tempo in cui potremo assistere a reali cambiamenti nel mondo delle pensioni. Ma cosa potrebbe cambiare davvero?




Le modifiche tanto attese alle pensioni potrebbero arrivare solo dopo le elezioni europee, che si terranno a giugno. C’è ancora tempo, dunque, per capire cosa fare e trovare le risorse necessarie per consentire pensioni di anzianità e vecchiaia anticipate soprattutto a determinate categorie di lavoratori.

La situazione non è delle più semplici, perché sono mesi ormai che si discute di possibili cambiamenti che sembrano però impossibili da attuare, proprio a causa delle coperture che mancherebbero per mettere in atto revisioni del sistema previdenziale attuale. Nulla è stato ancora fatto, nonostante tante parole e promesse ma c’è chi scommette che il governo Renzi, prima o poi, metta mano al capitolo pensioni.

Al momento però circolano notizie di interventi che potrebbero rivelarsi negativi per tanti, a partire dai tagli alle pensioni di guerra e a quelle di accompagnamento assegnate a chi ha già un reddito superiore a 30mila euro lordi annui, per arrivare ad un prelievo di solidarietà sugli assegni d'oro, che superano un determinato importo, anche se ancora questo importo non è stato definito. Il premier Matteo Renzi ha comunque escluso dei prelievi a carico di chi guadagna meno di 3mila euro lordi al mese.

Altra ipotesi di cui si discute è quella di un altro blocco delle perequazioni automatiche, cioè degli aumenti previsti ogni anno per le pensioni, che vengono rivalutate in base all'inflazione dei 12 mesi precedenti.

Oggi l'adeguamento vale solo per chi guadagna meno di 1.500 euro circa lordi al mese, superata questa soglia c’è solo una rivalutazione parziale, che diminuisce all'aumentare del reddito, fino a scendere al 40% del carovita, per le rendite Inps che oltrepassano i 3mila euro lordi mensili. Potrebbero essere dunque ancor più penalizzate le pensioni più alte.

E si torna a parlare anche di eventuale divieto di cumulo tra redditi da pensione e redditi da lavoro. Il ministro della pubblica amministrazione, Marianna Madia, ha infatti firmato una circolare che, per i dipendenti pubblici, impedisce a chi è già in pensione di cumulare l'assegno Inps con i compensi da lavoro, non appena il reddito totale del beneficiario oltrepassa i 311mila euro annui.

Nessun accenno però al piano di prepensionamento proposto sempre dal ministro Madia, che giorni fa ha suscitato entusiasmi fra lavoratori e sindacati, ma che ha già ricevuto un freno dalla Ragioneria di Stato. In realtà sarebbe un’operazione che piace a molti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il