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Conti deposito, azioni, Btp, Borsa: conseguenze Bce-Draghi piano aumento inflazione

Draghi lascia i tassi di interesse allo 0.25% e annuncia l’intenzione di comprare bond: situazione e quali conseguenze avranno sui mercati tali scelte




I tassi di interesse dell’area euro restano allo 0,25%, nonostante i nuovi indebolimenti dell’inflazione: questo l’annuncio del presidente della Bce, Mario Draghi, dopo la riunione di giovedì scorso. Gli effetti di questa decisione si rifletteranno certamente sull’andamento economico e degli investimenti: i Bot potrebbero aumentare i tassi; se aumentano i tassi bot, aumentano anche quelli dei conti deposito; e Borse e azioni riprendono a registrare andamenti decisamente positivi.

Venerdì, per esempio, il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni ha toccato il minimo storico al 3,15%, per cui Borse e bond potrebbero beneficiare, se non altro a livello speculativo. Sui mercati azionari potrebbero poi beneficiare i titoli delle società che sarebbero destinatarie dei prestiti bancari, e tra queste molte small-cap, mentre sul mercato obbligazionario bisogna fare molta attenzione perché vi sono casi in cui i titoli sembrano aver già toccato il picco massimo.

Da gennaio, infatti, i tassi sui BoT con scadenze da 1 a 12 mesi, stanno risalendo (segnale che sono venduti). Lasciando i tassi invariati, la Bce è comunque intenzionata a comprare bond. Il governatore della Bce Draghi ha spiegato che il quantitative easing europeo dovrebbe essere diverso rispetto a quello varato dagli Stati Uniti (iniettati 4mila miliardi di dollari dal 2009).

Negli Stati Uniti la Federal Reserve immette liquidità acquistando ogni mese sia titoli di Stato che titoli agganciati ai mutui e ai prestiti con il doppio effetto di abbassare la curva dei tassi di interesse e di incentivare le banche a prestare moneta, mentre il Qe che ha in mente Draghi riguarda la possibilità di acquistare titoli privati.

Secondo la Faz tedesca la Bce stima che l'acquisto di titoli per 1.000 miliardi di euro in un anno apporterebbe un incremento dell'inflazione tra 0,2-0,8 punti percentuali, a seconda dei modelli economici utilizzati nelle simulazioni.

Considerando che a marzo l'inflazione dell'Eurozona si è attestata allo 0,5% (0,4%) e che in questo momento cinque Paesi dell'area sono ufficialmente in deflazione (Spagna, Cipro, Grecia, Slovacchia e Portogallo), questa manovra potrebbe avere senza dubbio a livello teorico un'efficacia alta come stimolo all'economia.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il