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Certificato antipedofilia per lavorare con minorenni: chi, come, quando deve avere. Problemi

Via libera al nuovo certificato antipedofilia: tutti d’accordo ma quanti problemi creerà? Si preannuncia già grande caos. La situazione




‘Chi intende impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di  attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori deve chiedere il certificato penale del casellario giudiziale del lavoratore, per verificare se è stato mai condannato per reati come l’adescamento di minori, la prostituzione minorile o la prostituzione minorile, o se è interdetto da attività a contatto i minori.

Per i datori che non chiedono il certificato sono previsti da diecimila a quindicimila euro di multa’: questo quanto prevede l'articolo 2 del decreto legislativo 39/2014 che recepisce una direttiva europea “contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile”. Dunque, dal 6 aprile, prima di impiegare un lavoratore a contatto con minori, il datore deve farsi rilasciare dal tribunale il suo “certificato penale del casellario giudiziale”.

La novità piace moltissimo e finalmente accomuna tutti ma, come sempre, non sono pochi i problemi che questa operazione comporta in realtà, a partire dal fatto che i tribunali non sono ancora in grado di rilasciare ai datori di lavoro certificati penali dove compaiano solo i reati contro i minori; al fatto che i tribunali dai prossimi giorni potrebbero essere intasati di richieste.

Per avere infatti il nuovo certificato, i datori dovranno chiederlo in tribunale, alla Procura della Repubblica, utilizzando il modulo allegato alla circolare. Serve anche una delega firmata dal lavoratore e la fotocopia del suo documento di identità. Il tutto pagando circa 26 euro di marche da bollo. Si preannunciano, dunque, lunghe file per i datori di lavoro domestico, sia per chiedere il certificato che per ritirarlo, visto che il rilascio non è immediato.

E così una norma che avrebbe dovuto combattere la pedofilia si è trasformata in un caos normativo che permetterà sì al potenziale datore di lavoro di sapere se il dipendente che è intenzionato ad assumere ha guidato in stato di ebbrezza o senza patente o se magari ha picchiato l’ex moglie una decina di anni fa, ma come riportato ‘Il certificato penale deve essere richiesto dal soggetto che intenda impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, al fine di verificare l’esistenza di condanne per taluno dei reati di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies e 609-undecies del codice penale (tutti i reati che hanno a che fare con la pornografia, la prostituzione, l’adescamento e la violenza ai danni di minori)’. E questo creerà grandi difficoltà di organizzazione.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il