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Riforma lavoro 2014: Ddl Poletti-Renzi. Novità e misure per disoccupati, aumento posti a Maggio

Nuove misure ddl Lavoro Poletti: cosa prevedono e cosa potrebbe cambiare per




Salario minimo, nuove assunzioni, nuovi contratti, nuove possibilità per i giovani: questi gli obiettivi del piano lavoro del governo Renzi. Venerdì 4 aprile è arrivato in Senato il Ddl lavoro, presentato da Matteo Renzi come uno dei punti fondamentali dei suoi primi mesi di governo. Oltre al decreto legge Poletti sui contratti di lavoro a termine e sull’apprendistato, venerdì è arrivato al Senato anche il disegno di legge che delega al Governo la riforma degli ammortizzatori sociali oltre che il riordino delle misure a sostegno di maternità e conciliazione.

L’obiettivo è rivedere la cassa integrazione e introdurre l’assegno universale di disoccupazione. Il Ddl Poletti prevede, infatti, l’universalizzazione dell’Aspi (Assegno per la Disoccupazione Involontaria) “con estensione ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa e con l’esclusione degli amministratori e sindaci” prevedendo, prima dell’entrata a regime, “un periodo almeno biennale di sperimentazione a risorse definite”.

E “l’introduzione, eventualmente in via sperimentale di ulteriori tipologie contrattuali espressamente volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti”, nonchè l’introduzione, anche questa “eventualmente in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, previa consultazione delle parti sociali più rappresentative sul piano nazionale”.

Sul fronte maternità, invece, l’obiettivo è estendere, in modo graduale, l’indennità di maternità a tutte le donne lavoratrici e favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, compresa una maggiore flessibilità per permessi e congedi. Ma la novità più importante contenuta nel Dl Lavoro è quella che riguarda il contratto a tempo determinato e la relativa causalità, prima obbligatoria, mentre ora non più vincolante. Con il nuovo decreto, il datore di lavoro, fino a un massimo di 36 mesi, non ha più l’obbligo di specificare i motivi tecnici, organizzativi o produttivi per cui sceglie di assumere una persona a tempo determinato.

La stessa norma è estesa anche per il contratto di somministrazione a tempo determinato, sempre per un massimo di 36 mesi. Prima, invece, la causalità non era necessario specificarla solo e soltanto se il rapporto di lavoro aveva durata inferiore ai 12 mesi.

Altre novità riguardano il numero di volte che il contratto a tempo determinato può essere prorogato, 8 volte in 36 mesi, purché il contratto faccia riferimento alla stessa attività lavorativa; quindi la mansione non potrà essere diversa, mentre prima era ammessa nell’ambito del contratto da lavoro, solo una proroga; e il numero complessivo dei rapporti di lavoro a termine che vengono instaurati da ciascun datore di lavoro.

Questi non devono superare il 20% dell’organico complessivo presente in quella data azienda e questa proporzione non deve essere rispettata da quelle imprese che vedono un numero di dipendenti inferiore a 5, le quali possono sempre stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il