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Pensioni: novità ci saranno nel 2014 ma poche. Renzi promette cambiamenti reali nel 2015

Il 2014 probabilmente non porterà le modifiche alle pensioni sperate. Per qualche cambiamento bisognerà aspettare il prossimo anno, sperando che l’economia intanto si riprenda




Il prossimo 30 aprile è una data che ormai in tanti aspettano, perché sarà il giorno in cui verrà presentata la riforma della pubblica amministrazione, giorno in cui, finalmente, si parlerà dell’attuazione o meno del piano prepensionamenti del ministro Madia, che, se approvato, potrebbe essere l’unico vero cambiamento per le pensioni realizzato in questo 2014, anche se la momento tale realizzazione sembra piuttosto difficile considerando che, come più volte ribadito dalla Ragioneria di Stato, non ci sono i soldi necessari. Problema per cui ancora non sono state risolte neanche le questioni di esodati e Quota 96.

L’attesa, dunque, di coloro che speravano in modifiche alla legge Fornero diventa vana, ancor più se si pensa che se l’economia non dovesse subire quei miglioramenti sperati, e perseguiti dal governo, le uniche modifiche che si approverebbero sarebbero decisamente negative, perché, secondo solo ipotesi al momento, riguarderebbero contributo di solidarietà e più tasse per le pensioni più alte, blocco delle indicizzazioni,  taglio delle pensioni più alte per chi ne ha due (26% degli aventi pensioni), come ad esempio chi gode di una pensione di reversibilità, nonché, come annunciato qualche settimana fa dal presidente dell’Inps Nori, un ricalcolo delle pensioni più alte con il sistema contributivo, che si tradurrebbe in assegni minori.

Sembrano, dunque, tramontare le ipotesi di un’uscita anticipata e più flessibile dal lavoro, come richiesto da molti. Interventi più concreti dovrebbero invece arrivare, come annunciato dal premier Renzi, nel 2015. Lo stesso presidente del Consiglio ha, infatti, parlato di un intervento a favore di coloro che ricevono una pensione inferiore ai mille euro. Per loro gli assegni dovrebbero crescere, con l’obiettivo di una maggiore equità.

Oltre all'assegno si potrebbero modificare età e requisiti pensionabili. E in questa operazione di revisione, si inserisce anche il piano del ministro Poletti di voler dar vita ad un contratto pensato essenzialmente per coloro che hanno superato i 50 anni, che oggi vivono una condizione di difficoltà perchè magari rimasti senza lavoro. Essendo però ancora giovani per andare in pensione, Poletti vorrebbe un sistema che li reimpiegi nel lavoro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il