BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Gabriel Garcia Marquez è morto. La vita e le opere di uno scrittore tra i più grandi del 900

Gabriel Garcia Marquez, premio nobel per la letteratura, è morto all'età di 87 anni. Sue alcune delle opere di letteratura più belle del Novecento.




Gabriel Garcia Marquez ci ha lasciato all’età di 87 anni. Lo scrittore colombiano, premo Nobel per la letteratura, a seguito dell’aggravarsi di una brutta polmonite, non ce l’ha fatta, rendendo orfani di un incredibile genio creativo i proprio lettori in tutto il mondo.

Lo scrittore era stato ricoverato nei giorni scorsi a seguito di una crisi, ma poi la situazione si era stabilizzata, facendo tirare un sospiro di sollievo a familiari, amici e fan. Ma la notizia della sua morte, ha fatto poi ripiombare tutti nello sconforto.

Verrà sempre ricordato per la sua “Macondo”, magico paese nel quale si muovevano i tantissimi personaggi di “Cent’anni di solitudine”; per i suoi amori contrastanti in “L’amore ai tempi del colera”, e anche per gli ambigui e simpatici protagonisti di “Nessuno scrive al colonnello” e “Cronaca di una morte annunciata”. Marquez aveva questo dono, ovvero quello di riproporre con la scrittura un universo che ci appartiene, ma del quale forse ci dimentichiamo che nasconde qualcosa di magico, di surreale. Ed era proprio qui la sua forza: costruire qualcosa di comune e dipingerlo con tinte verso le quali, a una prima occhiata, proviamo curiosità, senso della scoperta.

L’ultima opera era stata “Memoria delle mie puttane tristi”, opera provocatoria e irriverente scritta nel 1999, epoca in cui gli era stato diagnostica un tumore.

Autore di uno dei più begli incipit mai scritti della letteratura moderna, lo ricorderemo così: “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”.   

Ciao, Gabriel.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Gianluca Fiore
pubblicato il