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Pensioni ultime notizie Governo Renzi: la situazione della settimana

Governo Renzi al lavoro su definizione delle possibilità di uscita flessibile dal lavoro: prestito pensionistico Apa ipotesi al vaglio




Prima l’ex ministro Giovannini, ora il ministro Poletti: torna allo studio del governo una forma di prestito pensionistico che possa consentire a chi lo desidera di lasciare il lavoro 3 o 4 anni prima rispetto alla soglia dei 66 anni fissata dalla legge Fornero. Ma non solo: per cercare di risolvere la condizione di alcuni lavoratori, come usuranti, precoci ed esodati, l’esecutivo sta delineando forme di flessibilizzazione che possano sostenere da una parte i lavoratori senza gravare, dall’altra, troppo sui costi dello Stato. Ed effettivamente vi sono soluzioni a costo zero proposte, proprio come il prestito o quel sistema di prepensionamenti statali della Madia, bloccato dalla Ragioneria di Stato perché troppo costoso, ma che in realtà funzionerebbe con una proporzione che non causerebbe grossi costi.

La Madia permetterebbe agli 85mila statali, che sarebbero gli esuberi di cui ha parlato Cottarelli, di andare in pensione prima e darebbe il via all’assunzione di giovani. Ma le assunzioni non scatterebbero ogni prepensionamento fatto: il piano è assumere un nuovo ragazzo ogni 5 dipendenti che vanno in pensione prima.

Ma in questi giorni gli occhi sono puntati sull’Apa (assegno di pensione anticipata) di Poletti, una forma di incentivazione al prepensionamento ma, insieme, di sostegno al reddito mensile, che potrebbe valere per dipendenti pubblici e privati, e che prevede l’erogazione di un assegno il cui importo dovrebbe essere di circa 760 euro a favore di lavoratori che decidono di lasciare qualche anno prima, magari a 63 anni 3 tre mesi, invece che a 66 e sei mesi.

La pensione anticipata ricevuta dovrà essere poi restituita nel momento in cui il lavoratore raggiunge i requisiti effettivamente richiesti e la restituzione, secondo il piano presentato, dovrebbe avvenire attraverso piccole penalizzazioni mensili, che però non incideranno troppo sul valore, ridotto, dell’assegno finale, perché verranno sottratte qualche decina di euro (50-70). Molti paventano che questa soluzione venga messa in atto perché, al momento rappresenta, l’unica possibilità per alcuni lavoratori di arrivare finalmente all’agognata pensione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il