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Pensioni uomini e donne Governo Renzi: il punto di questa settimana

Adeguare l’età pensionabile contributiva fra uomini e donne: questione ancora aperta in Italia. L’Ue attende risposte




Mentre il ministro Madia lavora alla definizione del suo piano prepensionamenti e il ministro Poletti al suo nuovo prestito pensionistico, si riapre il dibattito sul blocco delle rivalutazioni delle pensioni e nel dibattito pensioni si inserisce anche Silvio Berlusconi che ha annunciato: “Aumenteremo le pensioni minime e le porteremo fino a 800, forse 1000 euro al mese. Dobbiamo puntare sugli anziani, dai quali possiamo avere grandi ritorni. Ma andremo anche a cercare i poveri, quelli che non arrivano alla fine del mese, e siccome noi siamo la classe media che lavora, aiuteremo chi non ce la fa”.

Nuove parole che si inseriscono in un quadro di promesse decisamente ormai troppo a colori: per sostenere cambiamenti effettivi e reali nel mondo previdenziale serve chiarezza, tanto per chi le propone che per chi dovrebbe recepirle, cioè lavoratori e pensionati che, probabilmente, oggi, alla luce di diverse proposte che si stanno susseguendo da giorni sono un po’ confusi. C’è chi si chiede chi potrà accedere ai prepensionamenti della Madia (dipendenti statali in esubero), chi all’Apa (assegno di pensione anticipato) di Poletti (tutti i lavoratori pubblici e privati) che, tuttavia, secondo i primi annunci sarà sperimentale fino al 2017, chi all’esonero di servizio.

Resta ancora senza risposta anche un’altra domanda: l’Italia si adeguerà a quanto richiesto dall’Ue sull’adeguamento del trattamento pensionistico contributivo per la pensione anticipata tra uomini e donne? Oggi, infatti, per andare in pensione anticipata servono 41 anni e 6 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 6 mesi per gli uomini, cosa che è stata condannata dall’Ue perché viola i regolamenti di uguaglianza di trattamenti di genere. Ma al momento non sembra nelle intenzioni del governo intervenire in merito.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il