Banca Intesa e San Paolo Imi: sempre più vicino l'annuncio ufficiale della fusione

Se n’era parlato già nei giorni scorsi, ma sembrava un pour parler... e invece no: Intesa e San Paolo si sono date appuntamento a sabato prossimo per parlare di matrimonio. La notizia, confermata con una breve nota congiunta dei due istituti alla Con



Se n’era parlato già nei giorni scorsi, ma sembrava un pour parler... e invece no: Intesa e San Paolo si sono date appuntamento a sabato prossimo per parlare di matrimonio. La notizia, confermata con una breve nota congiunta dei due istituti alla Consob che aveva chiesto aggiornamenti sull’onda dei rumors, ha subito acceso le quotazioni delle due banche: +7,23% per San Paolo e +9,37% per Intesa in queste ore.

Un notizione, insomma, che potrebbe significare la nascita di un gruppo da oltre 51 miliardi di euro di capitalizzazione di borsa ai livelli attuali. Qualcuno pensa anche di più da subito anche se le nozze fra Milano e Torino destano pure delle perplessità. Se si stimano sinergie di costi che potrebbero avvicinarsi anche al miliardo di euro è anche vero che ci sono notevoli sovrapposizioni di sportelli fra i due colossi del credito italiano. Si parla di qualcosa come 400-500 sportelli soprattutto in Valle D’Aosta, Piemonte, Friuli e in alcune province della Lombardia: in comune fra i due pretendenti c’è quindi qualcosa delle dimensioni di una banca popolare.

Un problema non da poco perché rischia di danneggiare i ricavi che un analista di una banca d’investimenti milanese prevede in calo soprattutto perché il drastico taglio del personale, che si presenta come alternativa, non è ipotizzabile vista l’area politica in cui i due istituti di credito gravitano. Le sinergie fra i due gruppi sono però notevoli nei settori esterni al retail, ossia nel corporate e nell’asset management. Dalle nozze già benedette da Romano Prodi con un “Mi auguro che questa operazione vada in porto perché è una bella cosa, una bella cosa davvero per il sistema bancario” dovrebbe nascere il secondo gruppo bancario italiano di profilo internazionale dopo Unicredit.

La “Santa-Intesa” avrà utili da 550 miliardi l’anno, 6200 filiali e 90.000 dipendenti (con un calcolo sui dati attuali che andrebbe scremato degli effetti del merger di cui dicevamo sopra). Tutto è ancora in aria, ma intanto gli azionisti vedono oggi in borsa lievitare i titoli delle due banche. Fra loro Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo, primo azionista italiano di Intesa con circa il 9%, ha dichiarato che si tratterà di “un accordo tra eguali”, a margine del Meeting dell'Amicizia di Rimini. Credit Agricole si è già detta pronta ad analizzare il dossier: la sua posizione è importante in quanto la banca francese è il maggior azionista di Intesa col 18%. Agricole aveva fatto sapere in passato di essere pronta ad ogni impresa purché la sua quota in Intesa non venisse diluita.

Sicuramente una fusione di queste dimensioni avrà molteplici effetti e già il viceministro all'Economia con delega per le banche, Roberto Pinza ha dichiarato “Sono convinto che ne avverranno altre (di fusioni Ndr.) perché i mercati sono quelli. Vedo con grande piacere che banche italiane si muovono anche all’estero”, ha aggiunto. Secondo Pinza, inoltre, si sta andando “nelle linee indicate alla recente assemblea dell'Abi da Tommaso Padoa-Schioppa e dal governatore Mario Draghi”. La partita insomma sembra appena cominciata, anche se in borsa i risultati già si sentono.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il