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Pensioni ultime notizie Governo Renzi: situazione questa settimana aggiornata

Si apre una settimana impegnativa per il governo Renzi che sulle pensioni torna a parlare del prestito Apa del ministro Poletti




Si apre una settimana impegnativa per il governo chiamato a risolvere diverse questioni, su più fronti, e continua a rimanere aperto il cantiere pensioni per cui, dopo le misure approvate sulla Pubblica Amministrazione e piccoli ritocchi in arrivo in merito, il ministro del Lavoro Poletti ha rilanciato quel prestito pensionistico Apa che già mesi fa era stato apprezzato da tanti. Soprattutto per i costi zero che assicurerebbe.

E’ vero che in prima battuta questa proposta è stata bloccata, ma non se ne capisce il motivo visto che a frenare gli interventi di modifica sulle pensioni sono essenzialmente le risorse finanziarie mancanti che in questo caso non entrerebbero assolutamente in gioco. E il motivo è presto spiegato: l’Apa, assegno di pensione anticipata, come dice la sua stessa formula, rappresenta un anticipo sulla pensione finale ordinaria che comunque il lavoratore riceverebbe, né più, né meno. Ciò significa che allo Stato o all’Inps erogarlo non costerebbe nulla se non la stessa cifra che un domani comunque dovrebbe erogare al lavoratore in pensione.

La formula dell’Apa prevede un pensionamento anticipato di 3, 4 anni rispetto ai 66 oggi richiesti, con un assegno mensile di circa 760 euro da restituire poi, una volta maturati i normali requisiti, attraverso piccole penalizzazioni sull’assegno finale che potrebbero oscillare tra i 50 e i 70 euro. Ma non solo: le misure approvate sulla P.A. hanno accantonato l’opzione donna di cui si era tanto parlato, che avrebbe permesso l’uscita anticipata alle lavoratrici dipendenti a 57 anni e 3 mesi o 58 e 3 mesi, se autonome, ma il lavoro del governo è concentrato anche su questo tipo di prepensionamento, per gli statali,ma da assicurare a tutti, uomini e donne.

Intanto, Cesare Damiano torna a ribadire un'azione immediata e veloce del governo sugli esodati. E dice: “Le proposte risolutive ci sono e noi le condividiamo, ma risultano troppo costose, secondo i calcoli dell'Inps e del ministero dell'Economia: la prima consiste nella introduzione di un criterio di flessibilità nel sistema pensionistico per consentire l'uscita dal lavoro a partire dai 62 anni; la seconda, nel ritorno alle quote, naturalmente aggiornate all'innalzamento dell'età pensionabile. Se le soluzioni strutturali adesso non si possono percorrere, il tema si riproporrà nella legge di Stabilità di fine anno, che è lo strumento più idoneo per operazioni di più largo respiro. Nell'immediato, se non vogliamo disattendere le richieste che arrivano dai lavoratori che aspettano di poter andare in pensione, dobbiamo continuare sulla strada delle salvaguardie che sono state, in successione, ben cinque dal 2012 ad oggi. In questo modo si sono tutelati oltre 162.000 lavoratori con uno stanziamento di risorse superiore a 11 miliardi di euro”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il