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Esodati: nuova legge, soluzioni realistiche spiegate da Damiano in discussione 30 Giugno

Legge unica esodati lunedì 30 giugno in Aula: proposte di Cesare Damiano e nuove esortazioni al governo per soluzione questione




Cesare Damiano ha annunciato “Il 30 giugno alla Camera andremo in aula con una proposta di legge sugli esodati. Speriamo che il governo per quella data si unisca a noi. Abbiamo accantonato 11 miliardi che devono servire per evitare che altre persone finiscano nella tagliola della legge Fornero sugli esodati. Quella è una legge sbagliata e noi dobbiamo dirlo”.

Damiano dice “Se non si troverà una strada per compiere un ulteriore passo avanti, c’è il rischio che esploda una vera e propria questione previdenziale e che venga meno la parola data dal governo e dal premier Renzi di voler risolvere il problema. La situazione di questi lavoratori rimasti senza alcun reddito è socialmente inaccettabile. Quello che è più grave è che le cinque salvaguardie, per un totale di 162.000 lavoratori, hanno a disposizione 11 miliardi di euro che corrono il rischio di non essere totalmente utilizzati. Trattandosi di un Fondo esclusivamente destinato agli esodati, chiediamo che le cifre non spese nella seconda salvaguardia vengano utilizzate per allargare la platea dei lavoratori che possono andare in pensione con le regole ante-Fornero. Infatti, dei 55.000 lavoratori previsti, meno di 20.000 beneficeranno della tutela”.

E sulla legge Fornero dice: “A nostro avviso quella riforma si conferma come una scelta sbagliata e socialmente iniqua e, con il passare del tempo, si indebolisce ulteriormente l'argomento dello stato di necessità di fronte alla straordinaria crisi che il Paese stava attraversando in quel momento. Si potevano trovare soluzioni diverse, meno traumatiche e soprattutto più graduali, che avrebbero consentito lo stesso risparmio di risorse e ci avrebbero evitato una logorante rincorsa alla ricerca di una soluzione strutturale, finora mancante, sul tema degli esodati.  Le proposte risolutive ci sono e noi le condividiamo, ma risultano troppo costose, secondo i calcoli dell'Inps e del ministero dell'Economia: la prima consiste nella introduzione di un criterio di flessibilità nel sistema pensionistico per consentire l'uscita dal lavoro a partire dai 62 anni; la seconda, nel ritorno alle quote, naturalmente aggiornate all'innalzamento dell'età pensionabile. Se le soluzioni strutturali adesso non si possono percorrere, il tema si riproporrà nella legge di Stabilità di fine anno, che è lo strumento più idoneo per operazioni di più largo respiro. Nell'immediato, se non vogliamo disattendere le richieste che arrivano dai lavoratori che aspettano di poter andare in pensione, dobbiamo continuare sulla strada delle “salvaguardie”.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il