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Pensioni anzianità, donne, vecchiaia, precoci, usuranti Governo Renzi: riforma, novità questa settimana

Tante le ipotesi e le proposte, discussione aperta su nuove forme di uscita e apertura ministro Poletti a flessibilità: cosa cambierà per le pensioni?




Ministro Poletti, sindacati, forse politiche, Commissario Inps Conti tutti ormai d’accordo sulla necessità di cambiare il sistema pensionistico in direzione della flessibile. Serve un sistema di uscita che permetta di lasciare il lavoro a chi lo desideri o non riesce a raggiungere gli attuali requisiti pensionistici fissati dalla legge Fornero, vale a dire i 66 anni di età, soglia per molti, come lavoratori usuranti e precoci, molto alta.

E la necessità di tali modifiche è emersa ancor di più dopo la diffusione degli ultimi dati del rapporto annuale Inps, da cui si evince che oltre due milioni di italiani percepiscono una pensione sotto i 500 euro, mentre altri 6,8 milioni ne incassano meno di 1000, e, secondo molti, si tratta di cifre che impongono una riflessione, perché definiscono una situazione di grande sofferenza sociale nel nostro Paese. Emerge anche una flessione dell'erogazione delle pensioni con un -32% per le prestazioni di anzianità o anticipate e un -57% per quelle di vecchiaia.

Per le pensioni di vecchiaia e di anzianità/anticipate liquidate per anno di decorrenza, in particolare, nel 2013 si è registrato un calo per i dipendenti privati del 32% per le pensioni di anzianità/anticipate e del 57% per gli assegni di vecchiaia rispetto all’anno precedente. Da questi dati emerge chiaramente come sia di conseguenza creare nuova occupazione se non vi sono pensionamenti. E per permettere a tutti, lavoratori dipendenti e privati, uomini e donne, precoci e usuranti, di poter andare in pensione prima, dal Ministero dell’Economia, sono trapelate voci che vorrebbero il governo al lavoro sulla definizione soprattutto di prestito pensionistico e sistema contributivo.

Il prestito pensionistico darebbe l’opportunità al lavorate di andare in pensione due anni prima rispetto ai 66 anni ottenendo dall'Inps un anticipo di pensione da restituire negli anni successivi con piccole decurtazioni sull’assegno finale; con il sistema contributivo, invece, i lavoratori dipendenti potrebbero andare in pensione a 57 anni con 35 contributi, gli autonomi con 58 anni di età e 35 di contributi, calcolando però la pensione esclusivamente con sistema contributivo e in questo caso riceverebbero un assegno ridotto rispetto a quanto risulterebbe con metodo retributivo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il