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Pensioni ultime notizie Governo Renzi: riforma con novità negative su più aspetti, non solo positive

Pensioni flessibili ma non solo: si discute di eventuali modifiche ancora e tornano in ballo anche novità negative. Situazione




Intervenire sull’attuale riforma pensioni per rendere più flessibile il sistema previdenziale italiano e permettere ai lavoratori di andare in pensione prima. Le novità trapelate e di cui si discute al governo sono tutte orientate verso questa strada che però sembra di difficile percorrenza, considerando il tempo che continua a passare senza che arrivi effettivamente alcun cambiamento concreto, e le proposte di modifica che si susseguono ma vengono continuamente ritrattate. Dopo la pioggia di emendamenti alla riforma P.A. anche su prepensionamenti, sembra che la riforma delle pensioni del governo Renzi possa portare sì cambiamenti verso la flessibilità ma anche ad interventi negativi per permettere le uscite anticipate.

Ridurre la spesa pubblica per permettere di accumulare risorse da impiegare per modifiche alle pensioni: questa la necessità e si torna a pensare alle possibilità che il commissario straordinario per la spending review Cottarelli aveva anticipato, che prevedeva un piano di tagli anche sulle pensioni, a partire da un nuovo contributo di solidarietà per le cosiddette pensioni d’oro, deindicizzazione più alta delle pensioni dal 2015, revisione delle pensioni di guerra, stessa contribuzione tra uomini e donne, abbassamento della percentuale di conversione e del valore delle pensioni di reversibilità in base al reddito.

E se fossero approvate riforme all’insegna della flessibilità e per pensioni anticipate, forse non canterebbero vittoria tutti i lavoratori, considerando che si tratterebbe comunque di introdurre sistemi basate su penalizzazioni o a costo zero, come prestito pensionistico o sistema contributivo, che permettendo di andare in pensione prima con un anticipo sulla pensione finale il primo e con il pagamento dell’assegno finale esclusivamente con quanto versato dal lavoratore durante la sua vita lavorativa, non prevederebbero ulteriore impiego di risorse.

Penalizzazioni invece previste per chi per esempio decide di andare in pensione a 62 anni e 35 anni di contributivi con penalizzazioni previste in percentuale rispetto all’anno di anticipo in cui si decide di lasciare rispetto alla soglia dei 66 anni. Penalizzazioni previste anche per quel sistema di part time, che favorirebbe la staffetta generazionale, ma che, insieme alla riduzione dell’orario di lavoro, porterebbe anche ad una riduzione del 50% della retribuzione, anche se i contributi continuerebbero comunque ad essere pagati regolarmente.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il