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Amnistia, Indulto e Decreto Svuota carceri: tanti i problemi da affrontare ancora e cercare soluzioni

Decreto carceri atteso per il voto ma proteste e polemiche su misure: bisognerebbe rivedere le possibilità di rimettere in libertà i detenuti




E’ atteso per il voto in Aula il prossimo 21 luglio il decreto carceri che conterrà le misure compensative ormai note di sconto della pena e risarcimento economico per risolvere il problema dell’emergenza carceraria in Italia e quando sembrava che tutto fosse stato ormai ben definito, ecco riaprirsi il dibattito sull’eventuale introduzione delle misure di indulto e amnistia. Approvarle sì, approvarle no resta ancora l’eterno dilemma dei nostri politici. Dibattito riaperto dopo l’ultima proposta di Ciro Falanga di Forza Italia che ha avanzato l’approvazione dell’indulto per i colpevoli di reati minori e le ultime richieste dell’Onu.

Ma in Italia non tutti ci stanno,a partire dal premier Renzi, che si è sempre detto contrario alle misure di clemenza. “Difficile sapere cosa succederà con l’applicazione dello svuota carceri: immagino, spero, che questi detenuti non saranno lasciati esattamente tutti in libertà, che ad alcuni saranno applicate misure cautelari più o meno restrittive. La logica suggerirebbe, dal momento che pare che l’unico strumento per allontanare un uomo violento dalla vittima, in Italia, sia la pena detentiva, ‘discriminare’ (applicando o meno il decreto) gli stalker a seconda della durata della pena o della gravità della singola condotta criminosa ed anche in considerazione della pericolosità sociale”, ha detto Paola Gualano, del Centro Antiviolenza Onlus ‘Rompi il silenzio’.

C’è da sottolineare che dalla nuova norme verrebbero esclusi, come assicurato dal ministro Alfano, coloro che sono detenuti per violenza sessuale e stalking. Ma per Giuseppe Capece, segretario generale del Sappe, sindacato polizia penitenziaria, comunque “Il decreto svuota carceri è un pericolo evidente. Purtroppo ciò accade quando le norme vengono fatte in fretta senza calcolare e valutare quella che può essere la ricaduta sociale. Così come i tecnici che hanno strutturato il decreto non si sono accorti che è davvero sbagliato prevedere il loro ritorno a casa. O meglio, pericoloso. Purtroppo in Italia tutti i soggetti che commettono un reato finiscono in carcere. Così, il carcere è diventato il luogo dove convogliare ‘tutti’ i delinquenti senza distinzione. Ed è qui l’errore. La struttura carceraria dovrebbe ospitare solamente chi è recidivo, chi deve scontare una pena superiore ai 3 anni e chi, proprio come gli stalker o stupratori creano allarme sociale. Se non cambia la mentalità è impossibile riuscire a svuotare veramente le strutture penitenziarie”.

Per Davide Romano, avvocato penalista, “Nel caso del decreto svuota carceri è evidente che il tentativo sia quello di sanare il problema generale della insufficienza dei luoghi di reclusione. Altrettanto evidente che non può sanarsi il deficit delle carceri attraverso la liberazione dei detenuti, perché questo crea nel detenuto stesso e, più in generale, nell’intera popolazione, la convinzione della inapplicabilità della sanzione penale, determinando una convinzione di impunità che normalmente agevola la realizzazione dei reati: una specie di prevenzione al contrario”.

E spiega: “Nel caso di specie non dovremmo porci il problema di come modificare il decreto per permettere di arrestare le persone che abbiano commesso reati con pena inferiore ai tre anni (il caso dello stalker), ma del perché abbiamo ritenuto di dover prevedere dei reati con pena inferiore ai tre anni, già sapendo che non avremmo potuto eseguire concretamente la sanzione prevista o non avremmo potuto utilizzare gli strumenti cautelari sufficienti ad arginare il fenomeno. Se il decreto non sarà modificato, unitamente agli stalkers usciranno molti altri, con la convinzione che alla fine siano rimasti impuniti delle proprie malefatte e possano proseguire a realizzarle”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il