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Pensioni usuranti e precoci riforma Governo Renzi: novità e cambiamenti. La vera partita comincia adesso. I motivi

Quali sono i prossimi appuntamenti cruciali del governo sulle pensioni? Possibili novità con voto Quota 96, riforma P.A. e Legge di Stabilità 2015




Voto emendamento Quota 96, che dovrebbe arrivare oggi, giovedì 17 luglio; riforma della Pubblica Amministrazione, in Aula martedì 22 luglio, con tutti i nuovi emendamenti previsti; e Legge di Stabilità 2015, probabilmente anticipata ad agosto: sono questi i prossimi appuntamenti in cui il governo cercherà di definire eventuali novità da applicare alla riforma delle pensioni. E il primo passo verso il cambiamento potrebbe essere proprio l’approvazione della soluzione per i Quota 96 che metterebbe chiaramente in evidenza l’impegno del governo nel voler modificare le attuali pensioni.

Permettere infatti il pensionamento entro agosto ai 4mila docenti in attesa da quasi tre anni significherebbe iniziare a cambiare la legge Fornero, anche se non tutti ne sono d’accordo. C’è infatti la volontà condivisa di agire su questa legge permettendo nuove forme di uscita flessibile e anticipata, ma non si vuole stravolgere del tutto l’impianto di una riforma (forse l’unica) in grado di produrre risparmi per ben 80 miliardi di euro. E questo spiega il motivo per cui Ragioneria di Stato e ministro dell’Economia Padoan mostrano da sempre il loro dissenso nei confronti degli interventi proposti di uscita anticipata.

La discussione sulla riforma della P.A. sarà occasione di esame dei tanti emendamenti presentati in questi giorni con le proposte di modifica alle pensioni, dalla mobilità obbligatoria, al turn over e conseguente staffetta generazionale, alla scelta del part time. Ma, come annunciato dal ministro Madia, torna in ballo, più forte che mai, anche quel sistema di uscita anticipata contributiva di cui fino a quest’anno potevano godere solo le donne lavoratrici.

La novità però consisterebbe nel fatto che questo sistema contributivo potrebbe essere allungato fino al 20018 ma essere allargato a comprendere sia donne che uomini, lavoratori dipendenti o autonomi, che avrebbero così la possibilità di andare in pensione, rispettivamente, a 57 anni e a 58 anni, con 35 anni di contributi, e il calcolo della pensione finale esclusivamente con metodo contributivo. Questa sarebbe, tra l’altro, un’ottima soluzione per permettere a lavoratori precoci e usuranti di uscire prima, considerando la loro, talvolta, impossibilità di restare a lavoro per raggiungere i requisiti oggi richiesti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il