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Indulto, amnistia e decreto svuota carceri: sistema deve essere cambiato completamente perchè sia sostenibile

Misure compensative o di clemenza non bastano a risolvere l’emergenza carceraria in Italia: serve revisione del sistema in generale




Non solo misure compensative o di clemenza, come molti auspicano: per risovere il problema delle carceri italiane non bastano le soluzioni che sono allo studio del governo e pronte ad essere approvate la prossima settimana. Servirebbe, infatti, una totale revisione del sistema che porti ad una nuova organizzazione della vita carceraria. E le proteste e le polemiche che montano in questi ultimi giorni proprio su tale situazione ne sono una conferma.

Secondo Davide Romano, avvocato penalista, “Nel caso del decreto svuota carceri è evidente che il tentativo sia quello di sanare il problema generale della insufficienza dei luoghi di reclusione. Altrettanto evidente che non può sanarsi il deficit delle carceri attraverso la liberazione dei detenuti, perché questo crea nel detenuto stesso. Non dovremmo porci il problema di come modificare il decreto per permettere di arrestare le persone che abbiano commesso reati con pena inferiore ai tre anni (il caso dello stalker), ma del perché abbiamo ritenuto di dover prevedere dei reati con pena inferiore ai tre anni, già sapendo che non avremmo potuto eseguire concretamente la sanzione prevista o non avremmo potuto utilizzare gli strumenti cautelari sufficienti ad arginare il fenomeno. Se il decreto non sarà modificato, unitamente agli stalkers usciranno molti altri, con la convinzione che alla fine siano rimasti impuniti delle proprie malefatte e possano proseguire a realizzarle”.

Secondo la Cgil Funzione pubblica, il decreto carceri “È un provvedimento che va nella giusta direzione di cambiare le politiche in materia penale e penitenziaria grazie all’introduzione della sospensione del procedimento con messa alla prova per gli adulti, che comporta l'affidamento dell'imputato al servizio sociale avverte in una nota. Tuttavia, la stessa disposizione della messa alla prova sostiene che si tratta di una novità che potrà incidere sull'attività operativa degli Uepe incaricati di predisporre i procedimenti di indagine e i programmi di trattamento dei soggetti messi alla prova. E allora questa scelta di politica penitenziaria doveva accompagnarsi a un aumento di personale. Ma è avvenuto esattamente il contrario, è cioè continuata la politica dei tagli delle risorse e delle riduzioni di personale. La situazione è intollerabile. Per questo la Cgil Funzione Pubblica ha dichiarato lo stato di agitazione di tutto il personale dell'Uepe”.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il