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Pensioni precoci e usuranti Governo Renzi: riforma e quota 96 scuola. Indicazione negativa per tutti

Usuranti e precoci ancora in attesa di modifiche pensioni così come del resto tutti: situazione attuale e ritardi nelle decisioni




Quando e, soprattutto, arriveranno davvero modifiche alle pensioni orientate verso flessibilità e possibilità di uscita anticipata come richiesto da lavoratori ma anche forze politiche? L’impegno del governo c’è, la volontà anche, si lavora da mesi alla definizione di nuovi meccanismi che consentano soprattutto a determinate categorie ci lavoratori, in primis usuranti e precoci, di andare in pensione prima senza aspettare di raggiungere i requisiti fissati dalla riforma pensioni Fornero, vale a dire 66 anni di età o 42 anni di contributi. Troppo rigidi questi criteri per chi ha iniziato a lavorare o giovanissimo o ha svolto una carriera particolarmente impegnativa e ‘pesante’ sia da un punto di vista fisico che mentale.

Dopo tante ipotesi rimaste solo tali, si era pensato che l’approvazione del nuovo emendamento per i Quota 96 che avrebbe permesso finalmente di andare in pensione ai 4mila insegnanti bloccati dalla riforma Fornero, avrebbe potuto rappresentare una svolta per tutti. Il suo via libera, infatti, avrebbe dimostrato quanto il governo si stesse impegnando per modificare una legge piena di errori da risolvere e dopo la salvaguardia nuova approvata qualche settimana fa per gli esodati, questo emendamento sarebbe stato un ulteriore passo verso la dimostrazione di un cambiamento necessario.

Ma si attende ancora: l’emendamento avrebbe dovuto essere approvato la scorsa settimana ma è slittato ancora e, considerando che rientra nella riforma della P.A. e che il voto su quest’ultima è stato ulteriormente prorogato da martedì prossimo 22 luglio a data da definirsi, verrà ancora rimandato e questo suscita molti problemi perché se dovesse essere rimandato di molto e superare il 23 agosto ‘cadrà’, bisognerà rifare tutto e i pensionandi in attesa della pensione da quasi tre anni dovranno aspettare un  altro anno ancora, considerando che l’inizio dell’anno scolastico parte il primo settembre, per cui se non vanno in pensione entro fine agosto, torneranno in cattedra.

E la situazione di ritardo, causata essenzialmente da un quadro economico per niente positivo per il nostro Paese, si ripercuote su tutto l’andamento delle possibili modifiche per le pensioni di tutti, perché la mancanza di risorse per le pensioni di insegnanti che ne avrebbero già diritto mette in discussione anche la possibilità di poter agire su altri fronti. E si attende ancora.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il