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Quota 96: slitta il voto alla prossima settimana. Il nuovo calendario. Quando potrebbe essere più probabile

Domani 25 luglio forse voto su emendamento Quota 96 ma potrebbe ancora slittare discussione riforma P.A. Troppi ritardi e caos in questi giorni




Potrebbe finalmente essere domani, venerdì 25 luglio, il giorno decisivo per scoprire se i 4mila pensionandi di Quota 96 della scuola riusciranno finalmente a raggiungere la loro agognata pensione. Ma sono tanti comunque i timori. Domani, infatti, dovrebbe approdare in Aula la riforma della Pubblica Amministrazione, ma rischia un ulteriore slittamento e con lei potrebbe, di conseguenza, slittare anche il voto sull’emendamento dei Quota 96.

Tutto sembra, dunque, ancora ingarbugliato, ma i tempi stringono. Il governo è alle prese con riforme costituzionali, Senato, decreto carceri, il cui voto è stato bloccato, nonché con gli impegni del semestre europeo di presidenza italiana, ma i docenti attendono e la risposta deve essere data in tempi brevissimi.

Se, infatti, si prolungasse ancora di molto il voto sull’emendamento, c’è il rischio che tutto venga di nuovo rimandato al prossimo anno, visto che manca solo un mese e dal primo settembre si dovrebbe tornare in cattedra. Ed ecco che l’entusiasmo scatenato dall’annuncio di un emendamento che avrebbe potuto risolvere la condizione di stallo in cui si sono ritrovati a seguito dell’entrata in vigore della riforma Fornero sta pian piano svanendo.

Ma il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, lo stesso che qualche settimana fa ha annunciato l’emendamento, rassicurando sulle risorse, necessarie, che erano state reperite, su Twitter rassicura: ‘Quota 96 scuola sarà risolta in riforma Madia. Entro lunedì Affari Costituzionali e Bilancio si saranno espresse, poi largo a giovani’. Il che confermerebbe, però, che l’inizio della discussione della riforma della P.A. alla Camera domani, venerdì 25 luglio, e partire anche lunedì.

Sarebbe solo l’ennesimo ritardo dopo una settimana di voti rimandati o bloccati, a partire dal voto bloccato sul decreto carceri, a causa dell’ostruzionismo di Lega e M5S, per arrivare al caos che sta provocando la riforma del Senato. Si vota, ma decisamente a rilento, e su 8000 emendamenti ieri, per esempio, ne sono stati votati solo tre.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il