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Pensioni Governo Renzi ultime notizie: riforma e novità questa settimana

Quali possibili interventi reali sulle pensioni? Se le condizioni economiche di Italia non migliorano probabili solo interventi negativi




Si attende ancora quella soluzione strutturale annunciata dal ministro Poletti, per esodati e per tutti, ma non se ne parla più da tempo e tutto sembra tornato troppo in discussione. Fra caos, ritardi, risorse finanziarie esigue, i bei propositi del governo Renzi pronto sin dall’inizio a modificare la riforma Fornero sembrano svanire. E le idee di soluzioni di pensione anticipata per tutti sembrano ancora essere solo parole. E se qualche settimana fa trapelavano dal Ministero dell’Economia ipotesi di lavoro su sistemi come  prestito pensionistico e sistema contributivo, considerate misure sostenibili anche da un punto di vista economico, qualche giorno fa si è parlato di possibili interventi negativi.

A partire da quel già noto contributo di solidarietà sulle cosiddette pensioni d'oro che dovrebbe colpire gli assegni oltre i 3 mila euro mensili. Secondo le stime del ministro Padoan la misura interesserebbe una platea di circa 5 mila persone che hanno iniziato a lavorare prima del 1996 e che percepiscono dall’Inps un pensione definita con metodo retributivo. Gli eventuali risparmi che ne deriverebbero potrebbero servire per quei sistemi pensionistici flessibili, secondo alcuni necessari, oltre che continuare a finanziare il bonus degli 80 euro in busta paga per i dipendenti, e a cui potrebbero aggiungersi ricavi derivanti da altri tagli alle pensioni.

Ma cambiamenti reali alle pensioni potrebbero arrivare solo le condizioni economiche migliorassero, quadro non certamente sostenuto oggi dagli ultimi dati sul Pil italiano. Il Fmi ha dimezzato la stima di crescita del Pil italiano per quest’anno: ora è di una crescita dello 0,3% contro le indicazioni precedenti che vedevano il Pil italiano salire dello 0,6% (proiezione dell’aprile scorso). Si tratta del valore più basso fra le economie avanzate. È stata confermata, però, la previsione di crescita dell’1,1% per il 2015. Meglio dell’Italia fanno Germania ed anche Spagna.

Il commento del premier Renzi: “La nostra priorità è lavoro. Ma le statistiche, credo, inizieranno a migliorare solo dal 2015. Sarà molto difficile arrivare alla stima dello 0,8% contenuta nel Def. Che la crescita sia 0,4 o 0,8 o 1,5% non cambia niente dal punto di vista della vita quotidiana delle persone. Contestualmente, entro il 21 settembre dovremmo riuscire a pagare tutti i debiti della pubblica amministrazione e la somma totale sarà molto meno di 60 miliardi, aggiungendo che la cifra esatta sarà calcolata entro 10 giorni”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il