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Pensioni donne e uomini Governo Renzi: riforma contributi, no penalizzazioni, 62 anni statali. Importante segnale per tutti

In pensione a 62 anni e con il massimo dei contributi valida ora per i dipendenti ma da ampliare anche ai privati: emendamento in riforma P.A.




Voto emendamento Quota 96 della scuola e uscita anticipata a 62 anni in riforma della P.A. potrebbero essere le svolte per dare il via alla riforma pensioni Renzi. Dopo, infatti, l’approvazione dell’emendamento che permetterà ai 4mila lavoratori della scuola di andare in pensione finalmente entro agosto con le vecchie regole pensionistiche, una nuova norma inserita nella riforma della P.A. prevede la possibilità di prepensionamento per i dipendenti pubblici a 62 anni purchè abbiano raggiunto il massimo contributivo. La novità non riguarda però magistrati (che possono rimanere fino a 70 anni), medici e professori universitari.

In particolare, lì emendamento prevede che ‘tutti coloro che raggiungono un diritto a pensione con l'anticipata entro il 31 dicembre 2017, cioè 42 anni e 6 mesi di contributi (42 anni e 10 mesi dal 2016) per gli uomini e 41 anni e 6 mesi (41 anni e 10 mesi dal 2016) per le donne, potranno accedere alla pensione senza penalità indipendentemente dalla tipologia di contributi che sono stati accreditati sul proprio conto assicurativo’.

Si apre, dunque, una nuova strada per permettere all’esecutivo di lavorare sull’attuale legge pensioni, perché la novità, se confermata, per non creare discriminazioni, sarà ampliata a comprendere anche i lavoratori autonomi e privati. In questo caso, tale norma potrebbe essere inserita nella prossima Legge di Stabilità, anche se non è ancora il momento di dare conferme in merito, perché bisognerà capire se sarà approvata nella riforma della P.A. così come ora riportata.

E resta anche da capire se per il prepensionamento si tornerà a parlare davvero si uscita con sistema contributivo per uomini e donne, come si era ipotizzati nei giorni scorsi. Si tratta della possibilità di andare in pensione avendo raggiunto i 35 anni di contributo e un’età di 57 anni per i lavoratori dipendenti o di 58 anni per gli autonomi, ma accettando di definire la propria rendita attraverso il metodo contributivo che potrebbe comportare riduzioni dell'assegno pensionistico finale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il