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Pensioni precoci e usuranti riforma Governo Renzi: 62 anni e contributi massimi. Come funziona. Segnale positivo per tutti

Non solo emendamento Quota 96 ma anche possibilitÓ di andare in pensione a 62 anni: le novitÓ pensioni in riforma della Pubblica Amministrazione




Non solo emendamento Quota 96 ma anche possibilità di andare in pensione a 62 anni: le riforma della P.A. porta, probabilmente, i primi cambiamenti alla riforma pensioni attuale. E qualcosa inizierebbe a muoversi, non solo per i dipendenti, come previsto negli emendamenti, ma per tutti, considerando che per evitare si creino discriminazioni, saranno misure estese anche ai privati. La novità vale anche per medici e professori universitari, mentre ne sono esclusi i magistrati.

La nuova norma prevede comunque possibilità di uscita a 62 anni, invece che a 66, con il massimo della contribuzione, però, 41,6 anni per le donne e 42,6 per gli uomini, per non subire penalizzazioni sugli assegni finali. Questa novità permette dunque quel turn over e conseguente staffetta generazionale di cui si è tanto parlato, ma deve essere motivata “con riferimento alle esigenze organizzative e ai criteri di scelta applicati e senza pregiudizio per la funzionale erogazione dei servizi”, come si legge nella modifica del relatore, Fiano del Pd.

La riforma della P.A. prevede anche novità sulla mobilità stabilendo che ‘il trasferimento di un dipendente pubblico da un ufficio all’altro potrà avvenire senza che siano fornite spiegazioni’, senza la necessità, dunque, di ‘mettere sul tavolo comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive’. Diventa quindi non necessario e obbligatorio comunicare giustificazioni di eventuali trasferimenti, purchè questi rispettino il limite della nuova mobilità entro i 50 kim.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il