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Pensioni donne e uomini Governo Renzi: novità e riforma possibili come dimostrano no penalizzazioni uscita anticipata e quota 96

Novità pensioni fra emendamento Quota 96 della scuola e uscita anticipata senza penalizzazioni: cosa prevedono le misure della riforma della P.A.




Uscita anticipata possibile per lavoratori dipendenti e privati, uomini e donne: dopo tante ipotesi e discussioni qualcosa inizia a cambiare per la riforma pensioni e dopo l’approvazione dell’emendamento Quota 96 della scuola e della possibilità di uscita anticipata a 62 anni ed anche senza penalizzazioni si inizia a tirare un sospiro di sollievo. Che il governo abbia realmente preso la strada che porterà alla modifica dell’attuale riforma pensioni? Probabilmente sì, le modifiche arriveranno, ma  non stravolgeranno l’impianto attuale, come del resto ribadito più volte dal premier Renzi.

Certo è che le due novità approvate rappresentano un’importante svolta considerando che per la prima volta incidono sulla riforma pensioni Fornero, finora ritenuta intoccabile visti i grandi risparmi (80 miliardi di euro) capace di garantire. Ma le novità approvate rientrano nella riforma della P.A. quindi, pur permettendo quelle forme di uscita flessibile e anticipate da tanti richieste, non intaccano la legge Fornero, per cui i risparmi garantiti dovrebbero continuare ad essere assicurati nella stessa misura prevista oggi.

Ma cosa contiene il nuovo emendamento approvato? La novità prevede la possibilità di uscita anticipata a 62 ed anche prima ma senza essere soggetti alle penalizzazioni previste invece oggi e calcolate in percentuale in base all’anno di anticipo in cui si decide di andare in pensione. Con questa nuove norma, dunque, i dipendenti pubblici potranno andare in pensione prima, senza alcuna decurtazione sull’assegno finale, ma dovranno aver raggiunto l’età contributiva richiesta che è di 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne.

Con la Legge di Stabilità 2015, questa norma dovrebbe essere allargata anche ai lavoratori privati. I dirigenti pubblici potranno lasciare a 62 anni, quattro prima rispetto al limite della riforma Fornero con 42 e 3 mesi di contributi.  Esclusi dalla norma i magistrati, che potranno restare in servizio fino a 70 anni, e medici e professori universitari che potranno lavorare fino a 65 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il