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Pensioni statali: nuovi cambiamenti in Senato possibili. Uscita anticipata per chi, come e quando.

Novità pensioni statali in riforma P.A. a rischio in Senato: si preannuncia scontro. Mef, Ragioneria di Stato e commissario Cottarelli contrari




Cambiano le pensioni con la riforma della P.A. che ha ottenuto la fiducia alla Camera: le amministrazioni pubblica possono mandare in pensione d’ufficio i propri dipendenti anche a 62 anni o prima, purchè siano stati raggiunti i contributi previsti, vale a dire 42 anni e sei mesi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne, e senza penalizzazioni sull’assegno mensile finale. Il testo arriva ora in Senato ed è proprio in questa sede che potrebbe subire cambiamenti, così come si teme una battuta d’arresto per l’emendamento dei Quota 96. Tutto rischia dunque di saltare per la riforma pensioni.

Per le novità annunciate infatti, fra prepensionamenti senza penalizzazioni e pensione per i 4mila lavoratori della scuola, si preannuncia un duro scontro in Senato. Mef e Ragioneria dello Stato non sono ancora d’accordo, il commissario Cottarelli teme che le risorse derivanti dai tagli non basteranno a coprire tutte le spese previste, mentre Cesare Damiano incalza sulla necessità di chiudere questa partita, compito ormai diventato prioritario per il governo, perché gli interventi sulla riforma pensioni Renzi sulla P.A. nonché l’emendamento di Quota 96 rappresentano un reale primo intervento di modifica sulla legge Fornero, da tempo richiesto da tanti.

Damiano dice: “La soluzione per Quota 96 degli insegnanti e la cancellazione delle penalizzazioni per chi va in pensione di anzianità prima dei 62 anni, sono andate in porto alla Camera con il voto di fiducia sul Decreto sulla Pubblica Amministrazione. Se il Governo ha chiesto la fiducia al Parlamento su un testo i suoi ministri non possono farsi venire i dubbi successivamente cedendo, ancora una volta, alle pressione dei tecnici o dei commissari. Spetta alla politica decidere le priorità di spesa”.

E spiega: “Alla politica si chiede coerenza e questi problemi aspettano da tempo di essere risolti. Nel primo caso si tratta di porre rimedio ad un errore, nel secondo di cancellare una inutile vessazione a carico di chi ha dovuto, suo malgrado, andare al lavoro a partire dall’età di 15 anni, i cosiddetti precoci. Se il Senato cambia il testo, il Decreto torna alla Camera: avanti di questo passo e scade il tempo per la sua conversione. Sarebbe preferibile un miglior coordinamento nel governo, altrimenti si creano nuove situazioni di conflitto nel Parlamento e con i cittadini. Di questi tempi non ce n’è certo bisogno”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il