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Pensioni Governo Renzi ultime notizie: riforma e novità della settimana

Fiducia alla riforma della P.A. e pensione a 62 anni senza penalizzazioni ma qualcosa potrebbe cambiare in Senato. Nuova soluzione unica Poletti. Le modifiche




Solo due giorni fa la Camera ha votato la fiducia alla riforma della P.A. che contiene norme di prepensionamento, per i Quota 96 della scuola e per i dipendenti pubblici che potranno essere mandati in pensione a 62 ani, con il massimo dei contributi (24 anni e sei mesi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne) e senza alcuna penalizzazione sull’assegno mensile, come invece è previsto oggi dalla riforma pensioni Fornero. L’approvazione di questi due emendamenti è stato un successo e ha scatenato l’entusiasmo di quanti, chiedendo interventi sulle pensioni ormai da tempo, hanno visto quasi materializzarsi le prime correzioni ad una riforma, quella della Fornero, che presenta parecchi errori. Tocca al governo Renzi correggerli e con le novità della riforma della P.A. sembrava compiersi il primo passo.

Il ‘sembrava’ è dettato dal fatto che, secondo le ultime notizie, con l’approdo della riforma in Senato vi potrebbero essere revisioni o addirittura cancellazioni delle norme della riforma pensioni Renzi a causa del problema delle risorse e delle coperture necessarie. In realtà, già durante la discussione alla Camera, Ragioneria di Stato e Ministero dell’Economia avevano espresso disaccordo, ora è intervenuto anche il commissario per la spending review Cottarelli, che ha invitato ad evitare tali interventi proprio le risorse che sarebbe necessario impiegare e che lo Stato non ha.

Ne risulta, dunque, un chiaro scontro tra la volontà politica, considerando che tutte le forze politiche chiedono ormai modifiche alle pensioni orientate verso la flessibilità e l’uscita anticipata, e il Ministero dell’Economia. Ma del resto già settimane fa il ministro Padoan si era detto contrario alle ipotesi di flessibilità pensioni e abbassamento dell’età pensionabile. Ad acuire lo scontro, le ultime dichiarazioni del ministro del Lavoro Poletti che vanno decisamente controcorrente rispetto a quanto sostenuto da Mef e Ragioneria di Stato. Anzi, si orientano proprio verso la flessibilità.

Il ministro del Lavoro ha infatti fatto sapere che il governo sta in realtà lavorando alla definizione di una legge unica e universale che possa valere per tutti i lavoratori, modulata a seconda delle diverse esigenze, e che potrebbe rientrare nella prossima Legge di Stabilità 2015. Poletti promette per settembre flessibilità e uscita anticipata con una revisione della riforma Fornero. Anche se, come si suppone, ogni soluzione prevederà penalizzazioni. E il prezzo che probabilmente bisognerà pagare per mettersi a riposo prima.

Tra le possibilità allo studio, uscita anticipata con prestito pensionistico e sistema contributivo. Il primo prevede l’erogazione dell’Inps di un anticipo su quella che sarà la pensione finale per permettere al lavoratore di andare in pensione qualche anno prima dei 66 anni, soglia oggi fissata. Una volta maturata l’effettiva pensione, il lavoratore dovrà restituire l’anticipo avuto con piccole decurtazioni mensili di qualche decina di euro. Il sistema contributivo, invece, oggi soluzione ritenuta più ideale per la pensione anticipata, permette infatti al lavoratore dipendente di andare in pensione a 57 anni, al privato a 58, purchè abbiano maturato 35 anni di contributi e accettando di calcolare la propria pensione finale con sistema contributivo, il che significa accettare di ricevere un assegno meno ‘generoso’ di quello che si avrebbe con calcolo retributivo.

Questo sistema fino a quest’anno in vigore solo per le donne, potrebbe essere esteso anche agli uomini e prorogato fino al 2018. Ma non solo: allo studio anche la possibilità di uscita con Quota 100, vale a dire con 65 anni di età e sempre 35 di contributi, di uscita anticipata a 62 anni di età e con 35 anni di contributi ma penalizzazioni, così come oggi previsto, nonché di passaggio al lavoro part time. Con questo sistema, il lavoratore, dipendente, potrebbe scegliere di passare da lavoro full time a lavoro part time, dimezzando così l’orario di lavoro ma anche la retribuzione, pur continuando ad avere i contributi pagati regolarmente. In questo caso, si agevolerebbe anche il turn over perché per chi sceglie di dimezzare il lavoro ci sarebbe chi subentrerebbe al suo posto.

Ma per la definizione di queste novità bisognerà ancora aspettare e capire innanzitutto quale sarà la decisione del Senato sulle misure pensioni in riforma della P.A. Ciò che comunque sembra certo è che la riforma Fonero deve essere modificata non solo perché richiesto da tutti ma anche perché sarebbero emersi elementi di incostituzionalità in alcune sue parti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il