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Pensioni privati e statali uscita anticipata e flessibile: 62 anni e 35 contributi, contributivo, prestito in Legge Stabilità

Novità pensioni in prossima Legge di Stabilità come annunciato dal ministro Poletti ma dubbi da parte di tutti. Ipotesi al vaglio




Il ministro del Lavoro Poletti ha ribadito solo qualche giorno fa l’intenzione del governo di intervenire con modifiche alle pensioni nella prossima Legge di Stabilità 2015 e, quando si parlava di imminente soluzione per i Quota 96 della scuola, le  dichiarazioni del ministro sono state accolte con grande entusiasmo. Ora le novità e ultime notizie che hanno portato alla cancellazione della norma per i Quota 96 dalla riforma della P.A. hanno portato lavoratori e pensionandi a considerare poco credibili le parole di Poletti. E la riforma pensioni Renzi resta ancora molto aleatoria. Le idee ci sono, le intenzioni di intervenire con modifiche alla legge Fornero anche, ma mancano le condizioni economiche, come ribadito ancora da Mef e Ragioneria di Stato, per attuare i cambiamenti richiesti.

E se questi dovessero essere approvati, soprattutto per sostenere un’uscita anticipata e più flessibile dal lavoro, sicuramente prevederebbero penalizzazioni, come del resto confermato dalle ipotesi allo studio, da uscita con Quota 100 (65 anni di età e 35 di contributi); all’uscita anticipata a 62 anni di età, con 35 anni di contributi e penalizzazioni sull’assegno pensionistico se si decide di uscire prima e calcolato in base al tempo di anticipo con cui si va in pensione; al prestito pensionistico, che prevede l’erogazione anticipata in favore del lavoratore da parte dell’Inps di una quota che comunque alla fine farebbe parte della sua pensione ma che dovrà essere restituito una volta andati in pensione con i requisiti richiesti tramite piccole decurtazioni mensili; e sistema contributivo.

Secondo le stime si tratterebbe, in quest’ultimo caso, di una ipotesi decisamente valida e più conveniente rispetto alla altre, perché permetterebbe, a lungo termine però, di accumulare risparmi. In che modo? Permettere di andare in pensione con sistema contributivo, a uomini e donne, significa far calcolare la pensione interamente con calcolo contributivo arrivando a ridurre l’assegno finale del 25-30% per andare in pensione a 57 anni (dipendenti pubblici) e a 58 anni (autonomi) e questa riduzione  porterebbe a risparmiare.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il