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Pensioni donne e uomini riforma Governo Renzi: Baretta del Ministero Economia conferma modifiche dopo Poletti. Molto importante

“La soluzione sta nel trovare strumenti strutturali. Il limite della riforma è stato quello di non gestire la transizione “: così il Sottosegretario Economia Baretta su uscita flessibile e anticipata




AGGIORNAMENTO: Baretta, sottosegretario del Ministero dell'Economia, ha rilasciato una intervista davvero molto importante aprendo anche lui come il Ministero Poletti ha modifiche e cambiamenti alla Legge Fornero introducendo sistemi di flessibilità e uscita anticipata basati su penalizzazioni. E detto da lui è davvero molto importante e significativo in particolare per il ruolo che ricopre. Tutti i dettagli in questo articolo al seguente link diretto

Cambiare la riforma pensioni sembra ormai diventata quasi una missione impossibile: le difficoltà derivano soprattutto dalla complessa situazione economica d'Italia e dal fatto che la legge Fornero finora è l'unica in grado di assicurare risparmi per ben 80 miliardi di euro. Servirebbe, dunque, come già spiegato tempo fa, coraggio per modificare un sistema che, seppur sbagliato implica risparmi di questa portata. Ma la necessità di cambiamento si fa sempre più evidenze e forze politiche e sociali sono sempre più concordi sull'esigenze di modifiche in grado di garantire, a chi lo volesse, la possibilità di uscita anticipata dal lavoro. E sulla strada della flessibilità di orientano i cambiamenti che il ministro del Lavoro Poletti vorrebbe mettere in atto, per tutti, uomini e donne, dipendenti statali e privati.

Prossimo appuntamento, probabilmente, la nuova Legge di Stabilità, perché “Qualcosa di significativo si può fare per introdurre meccanismi di flessibilità per persone che sono avanti con l’età” ha detto Poletti. Dalla parte della flessibilità e d’accordo col piano Poletti anche il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta che spiega come priorità del governo sia “intervenire sui buchi lasciati aperti dalla legge Fornero”. Non abolendola, però: “Va mantenuta. E' stata necessaria per mettere sotto controllo la spesa pensionistica. Ma nella fretta l’ex ministro ha lasciato scoperti una serie di casi che ancora adesso stiamo affrontando situazione per situazione. I più famosi sono gli esodati oppure quello dei 4mila professori tenuti al lavoro con le nuove norme”.

E rilancia: “La soluzione sta nel trovare strumenti strutturali. Il limite della riforma è stato quello di non gestire la transizione. Bisogna introdurre la flessibilità in uscita che manca. La Fornero ha previsto che chi vuole restare a lavoro dopo i 66 anni, e fino a 70, veda rivalutata la sua pensione. Nella stessa logica, ma con un meccanismo rovesciato, si può prevedere che chi abbandona prima dei 66 anni, questo limite non va assolutamente toccato, si ritrovi con un assegno minore”. Un sistema di penalizzazioni, dunque “Se vado via, modalità facoltativa, vedrò la mia pensione diminuire. Quanto? Io non ho ancora fatto calcoli precisi, ma ci sono centri studi che hanno ipotizzato a una riduzione tra il 4 e il 9 per cento. Il tutto in base agli anni di anticipazione e in relazione allo stato dei conti”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il