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Pensioni ultime notizie Governo Renzi riforma 62 anni e 35 anni di servizio e quota 100, prestito e contributivo

Probabili nuovi cambiamenti pensioni in Legge di Stabilità ma nessuna conferma al momento su quali potrebbero essere le soluzioni: solo ipotesi al momento




Andare in pensione prima, di uno o due anni, rispetto agli attuali requisiti richiesti dalla riforma Fornero: questa la novità che si profila per modificare il sistema pensionistico pensata soprattutto per quei lavoratori rimasti senza occupazioni, difficili da reimpiegare, e che si ritrovano a vivere in condizioni di grave crisi. Si tratta di una nuova soluzione che potrebbe rientrare nella prossima Legge di Stabilità e che consentirebbe l’uscita anticipata ma solo a limitate persone.  

Probabile anche la conferma del ritorno dell’uscita anticipata con sistema contributivo, fino al 2018, ed anche per gli uomini. Il metodo contributivo permette di andare in pensione a 57 anni e 35 anni di contributi (per i dipendenti pubblici) e 58 anni e 35 di contributi (per gli autonomi) ma calcolando la propria pensione interamente con metodo contributivo, accettando, dunque, di ricevere un assegno minore rispetto al calcolo con metodo retributivo.
 
Solo un annuncio al momento, nessuna conferma che possa essere davvero questo l’intervento sulle pensioni che il governo metterà in atto, considerando il fatto che, insieme a coloro che hanno perso il lavoro, vi sono anche altre categorie di lavoratori che sono stati fortemente penalizzati dall’entrata in vigore della riforma pensioni Fornero, come i precoci e gli usuranti, o semplicemente coloro che vorrebbero lasciare prima, visto l’innalzamento a 66 anni dell’età oggi richiesta, anche con penalizzazioni.

Ed effettivamente le soluzioni di uscita flessibile finora al vaglio dell’esecutivo hanno tutte previsto penalizzazioni, dall’uscita con Quota 100, che consentirebbe di lasciare a 62 anni di età e 35 di contributi; all’uscita anticipata e flessibile con prestito pensionistico, che prevederebbe un anticipo sulla pensione finale erogato dall’Inps, che dovrà però essere restituito nel momento in cui il lavoratore matura i requisiti pensionistici richiesti con piccole penalizzazioni mensili di solo qualche decina di euro. Al vaglio anche la proposta lanciata da Damiano, riconsiderata da Poletti e rilanciata dal sottosegretario Baretta, di pensione anticipata a 62 anni, con 35 anni di contributi e penalizzazioni crescenti in base all’anno di uscita anticipata.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il