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Pensioni statali e privati, prepensionamento, uscita flessibile e anticipata: modifiche minori o cambiamenti significativi

Novità pensioni in riforma della Pubblica Amministrazione e nuove soluzioni al vaglio del governo: posizioni Poletti e Baretta




Cambiare il sistema pensioni ma senza abolire la riforma Fornero: basta semplicemente modificarla e intervenire con soluzioni sulle questioni lasciate aperte, a partire dai Quota 96 della scuola per arrivare alla definizione di una soluzione strutturale per gli esodati. Si tratta di interventi che non sono stati definiti nella riforma della Pubblica Amministrazione, che ha ‘solo’ previsto la possibilità di mandare in pensione i dipendenti pubblici a 62 anni con il massimo della contribuzione, abolito il trattenimento in servizio, confermato la mobilità obbligatoria entro i 50 km e reso più flessibile il turn over.

Ora si pensa a soluzioni di uscita anticipata, magari con penalizzazioni e spunta anche la possibilità di andare in pensione prima di un anno o due rispetto alla soglia attuale, possibilità che però potrebbe essere circoscritta solo a coloro che sono rimasti senza lavoro a causa della crisi. Ma si ipotizza anche la possibilità di confeermare l'uscita anticipata con sistema contributivo, per tutti, uomini e donne, e fino al 2018. Al momento, comunque, fra dichiarazioni del ministro Poletti e nuovi annunci, la situazione sembra piuttosto confusa.

E il sottosegretario all'Economia Baretta, che appoggia la flessibilità in uscita professata dal ministro del Lavoro Poletti, ha spiegato che “Si stanno accumulando questioni ancora irrisolte e che hanno a che fare con l’andamento economico e delle riforme che vogliamo realizzare, come nel caso della pubblica amministrazione, e di questioni sociali come quelle riguardanti gli ‘esodati’ e più recentemente della ‘quota 96’. Ci sono poi situazioni legate al fatto che lo spostamento in avanti così rilevante dell’età del pensionamento, fatto oltretutto di colpo, ha provocato squilibri che devono essere assorbiti”.

E sugli eventuali interventi di modifica spiega: “Nell’ipotesi che io sostengo, che prevede la flessibilità in uscita, non ci dovrebbero essere distinzioni tra dipendenti pubblici e privati. Si dovrebbe arrivare a consentire soluzioni differenziate di uscita pensionistica, indipendentemente che si sia appunto lavoratori di imprese privati o statali. Quindi senza nessuna forzatura né in un senso, né nell’altro, ma puntando su una soluzione volontaria e facoltativa. Ovviamente, tutto questo indipendentemente da eventuali altri problemi di organico, come il blocco del turn-over, che non riguarda immediatamente la questione delle pensioni”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il